Ma per tornare alla sensibilità psichica e nervosa, sulla quale si è imperniata tutta la mia esistenza e che impresse il mio carattere all'opera mia, rammenterò brevemente in qual modo si manifestasse fin dai più teneri anni nella sensazione di isolamento, che mi faceva così spesso straniera in mezzo alla gente, nell'urto quotidiano di asprezze di stonature, di offese alla bellezza ed alla verità, che gli altri non avvertivano neppure. Per esempio io non posso soffrire le bestie, di nessun genere; nè grosse nè piccole, intelligenti o meno. Ho pensato qualche volta che se fossi obbligata, pena la vita, a tenere in casa una bestiolina metterei un pesce in un boccale di vetro sul mobile più alto del mio appartamento. Questo per dimostrare la mia avversione al genere. Tuttavia mi è accaduto infinite volte di rinunciare a sedermi in un posto che mi faceva comodo, perchè vi si era già insediato un gatto o un cane che la mia sola sensibilità mi impediva di smuovere, non il mio amore; e vedevo invece, chi dell'amore per le bestie si faceva vanto, cacciarnelo allegramente con una pedata. Comprendo la delicatezza di Maometto che tagliò la manica della propria zimarra, anzichè disturbare il suo gatto prediletto che vi si era addormentato sopra; ma si trattava del gatto prediletto e il fondatore dell'Islamismo aveva senza dubbio molte zimarre. Io fui prossima a svenire una volta che, scolara disattenta, sforbiciavo nell'aria con un bel paio di cesoie nuove e una imprudente libellula, entrata dal giardino per la finestra aperta, guizzò fra le due lame così repentinamente che, prima ancora di vederla, sentii nelle mie dita il crac del corpicciolo tagliato in mezzo. Positivamente venni meno; e ricordo che essendo in piedi dovetti appoggiarmi al muro per non cadere. Ricordo anche che le mie compagne ridevano. E sempre, quando narrai questo episodio della mia infanzia, trovai persone che ne risero.

Sono questi malintesi, in apparenza puerili, ma turbatori delle coscienze profonde, che alimentano lo sdegno muto dei solitari. Io compresi a poco a poco il silenzio rassegnato di mio padre, la sua nobile malinconia che non pesava mai sugli altri, il suo ritiro nelle arche del passato dove egli trovava ancora imbalsamati tra gli aromi della memoria i cari fantasmi della sua giovinezza, che dovette essere ardente e misteriosa. Con quale desiderio di sprofondarmi in lui, nella sua vita, sperai di trovare il seguito del diario incominciato a Roma! Ma, come egli non parlava mai degli anni trascorsi, così non si curò nemmeno di conservarne le traccie. Solo rimane questo fascio di lettere che io vado sfogliando e interrogando con ansia amorosa, tutte interessanti, sebbene in diverso modo. Sono letterine brevi, ma appassionate e piene di nostalgia, che la mamma, sciolta dal suo ritegno di fanciulla severamente educata, scrive a papà dopo il matrimonio e durante le assenze di lui (per sorvegliare la fabbrica della grande Abbazziale di Casalmaggiore). Sono ancora le lettere delle sorelle, della mamma, specie la Carolina, zeppe di incarichi per la città. Risorge in questa corrispondenza di giovani donne la Milano ristretta di quei tempi...

················

E qui sospese; interrotta nel mesto conforto di riandare gli anni della giovinezza sul finire della vita, o da un più acuto spasimo del male che le annientava ogni energia, o dal sollevarsi della portiera (ricamata da lei con tralci fioriti) di contro al letto ove giaceva, per l'entrar di qualcuno, forse io stessa. Avrà allora deposta la matita, riuniti i fogli del manoscritto nella cartella rossa colla sola mano sinistra, e voleva fare da sè. Avrà pensato di riprendere in un altro momento buono in cui fosse stata sola; ma non venne più! Io l'avrò incitata a proseguire, desolata di turbare quel risveglio dei pensieri di giovinezza, poichè la sua voce era prossima a tacere per sempre. Ella voleva rivedere, riordinare poi questi cari ricordi che sbocciavano fra i suoi tormenti, quali fiori pietosi fra le spine dell'ultimo sentiero; ma non potè nemmeno rileggerli.

Diceva allorchè era interrotta: "Riprenderò" diceva pure: "Se farò in tempo a finire" e altre volte: "Non potrò terminare le mie Memorie". Rimasero infatti a questo punto quattro o cinque giorni prima che morisse; lasciò nel mistero, che le era caro, altre pagine. A quel filo troncato mi avvinco per seguire il suo pensiero non detto in una eternità di affetti e chiamo i cuori che Ella ha amato, che l'hanno amata, quelli che si sentono compresi nella sua appassionata dedica, a salire in una elevazione ardente di sentimento e d'amore a Lei!

Maria.

APPENDICE

Una bibliografia completa degli scritti di Neera è — si può dire — impossibile a farsi. La compianta Scrittrice collaborò ad un numero grandissimo di giornali e periodici e non si curò affatto di tenerne una raccolta o quanto meno un indice. Nella sua libreria mancano perfino parecchi dei primi volumi; ed alcuni, come Un romanzo, Vecchie Catene, si debbono considerare come perduti, non essendo possibile trovarli neppure alla Biblioteca Nazionale di Brera, dove da molto tempo non si catalogano più i romanzi (e romanzi sono stati ritenuti, di Neera, Il libro di mio figlio, Battaglie per un'Idea, Le idee d'una donna!). Ci limitiamo quindi, oltre a dare l'elenco dei volumi pubblicati dalla morta Scrittrice, e ad indicare sommariamente in quali periodici figurano bozzetti, poesie, articoli di arte, di critica, di polemica, d'attualità, ecc.

La prima novella firmata Neera comparve sul giornale Il Pungolo, di Milano, diretto da L. Fortis, nel 1876. D'allora scrisse nel Fanfulla, nel Bersagliere, nel Corriere del mattino, nel Corriere di Napoli, nel Fanfulla della Domenica, nella Scena Illustrata, nella Cronaca d'Arte, nella Vita Intima (anche con altri pseudonimi: Vanessa Atalanta, ecc.), nel Risveglio Educativo, nell'Idea Liberale (anche con altri pseudonimi: Alto, ecc.) nell'Emporium, nell'Arte Illustrata, nel Marzocco, nella Revue bleue, nel Journal des Débats, nella Vita Internazionale, nel Giorno, nel Corriere della Sera, nell'Illustrazione Italiana, nella Lettura, nella Gazzetta del Popolo, nell'Alto Adige, ecc. ecc. ed in vari numeri unici. Contribuì con Allodola mattutina e La prima lettera d'amore, al Vol Nell'azzurro, racconti di sei signori — a beneficio degli orfani di Roberto Sacchetti (Milano, Treves, 1881).

Romanzi e novelle: