Che cosa riescirà questo libro nato da un profumo non so, non voglio saperlo.
"Quanti da lieve oggetto escon talora
dolci pensieri all'anima!"
E che sia un profumo, un suono, una combinazione di colori che importa? Non sempre si può sapere donde un pensiero prende vita, ma quando il nucleo misterioso del movimento è formato resta in pari tempo acquisito il suo diritto a vivere.
Qui il lettore pensa: Poichè Neera ha già dichiarato che i suoi ricordi sono privi di rivelazioni importanti, fatti o avventure che possano interessare il pubblico non parlerà che di se stessa; dunque un libro egoista e noioso.
Piego il capo al noioso e confermo l'egoista. Ma che vuol dire egoista? Se si considera che ognuno di noi fa, potendo, esattamente quello che vuole, cioè quanto gli consentono i suoi mezzi il suo temperamento e il suo desiderio, dobbiamo riconoscere che l'uomo dal portafogli sempre aperto alle miserie del prossimo, la signora che occupa il suo tempo a scendere e salire le scale del povero, a soccorrere l'ammalato, sono altruisti nel senso che la natura del loro soddisfacimento assume direttamente la forma del bene che procura agli altri; ma non lo sono più dell'artista, del poeta, del pensatore, i quali vuotano la propria anima, dando ad altre, che ne mancano, il beneficio del calore, della luce e dove quelli profondono denaro, pazienza, operosità, questi nella solitudine della meditazione, nella intensità del sentire, nella divina sofferenza del pensiero struggono i propri nervi e il proprio sangue. Pensiamo che milioni di uomini conducono una esistenza al di sopra del bruto solo perchè poche centinaia di grandi anime agitano continuamente dinanzi a loro la fiaccola dell'ideale. Oh! i santi egoisti!
Il volo mi ha portata lontana; io volevo dire appena che non mi sembra conforme al vero la taccia di egoismo fatta ad uno scrittore che parla in persona prima. A ben riguardare è questa la forma d'arte più sincera di tutte quando lo scrittore è sincero; il resto è maschera, finzione, artificio. Chiunque sieno i personaggi inventati o resuscitati, essi non sono che teste di paglia incaricate di presentare al pubblico le opinioni e i sentimenti dell'autore. Ma quando egli ha pianto lagrime proprie, quando ha amato e odiato, e toccate le altezze serene della fede e sceso gli scabri burroni del dubbio, pungendosi ai rovi ed alle pietre, oh! non dubitate, il suo cuore è simile al cuore di tutti gli uomini, e parlando di sè sveglierà un'eco nel cuore di tutti.
Dice Anatole France che non si può essere interamente sinceri senza essere un poco noiosi, ma non gli manca la speranza che parlando del suo Io quelli che lo ascoltano non penseranno che a se stessi. Tutti i ricordi, le confessioni, le meditazioni onestamente soggettive, mentre sono nate dal bisogno di esprimere un certo Io, riescono appunto per l'intensità della propria commozione a comunicare cogli altri uomini o, quanto mai, con gruppi e categorie sociali più interessanti di una vaga e generica umanità. Così, conclude un altro pensatore, i libri autobiografici, colla forza espressiva delle cose individualmente vissute, illuminano circoli di vite più ampie, danno la voce a più vaste ansie che non sanno parlare. Documentano insomma.
È vero che Taine chiama l'Io detestabile, ma per Gian Paolo Richter l'Io è ciò che la lingua può esprimere di più alto e di più comprensivo, essendo ogni Io una personalità che significa una individualità spirituale. Fra l'affermazione di Taine e quella di Richter sta di mezzo un equivoco subito spiegato dalla parola spirituale. E del resto il grande istoriografo della Francia non è andato a cercare le origini alle memorie e ai documenti più oscuri?