Ma le nipoti e i nipotini cari,
La madre, la cognata e il fratellame
Tutti si trasformaro in rei sicari.
Dormivan essi . . . . . . .
E qui seguita la descrizione così piena di sentimento familiare, che il Berni e tutti i berneschi non sognarono mai.
Ma la buona e franca natura di Niccolò, meglio che negli amori, si manifesta negli sdegni suscitatigli dalla presenza dei vizi tra i quali è costretto suo malgrado di vivere. Della verità del suo sentimento religioso non è nemmeno a dubitare; e quando non apparisse chiaro dai suoi scritti, gli uomini più savi e pii del suo tempo ne farebbero fede[21]. Ma la veracità di codesto sentimento è ciò appunto che più accende i suoi sdegni contro ogni maniera d'ipocrisie, dai quali si salva appena la persona del Papa. Alla morte di Benedetto XIII ha proprio sulle labbra il nunc tandem redit animus[22] di Tacito, e per isfogarsi un po' contro gl'impauriti beneventani (i venuti a Roma da Benevento insieme col Papa che vi era stato arcivescovo) scrive al suo Venerosi:
Liborio, eccoci giunti finalmente
A quel tempo felice e benedetto
Di gastigare e di premiar la gente.
Se più durava il regno maledetto