Della canaglia rea beneventana,
Ella era cosa da passare in Ghetto,
Od in Biserta o nella Tingitana,
E quivi alzare il dito, tanto guasta
S'era per essi la terra cristiana.
Ma venne alfin chi diede loro il basta,
E se piace al Signore, Amico, io spero
Che si farà di tutti una catasta.[23]
E qui viene a parlare delle paurose fughe del Fini e del Coscia, i due più terribili beneventani. Nè pare che questo sia sfogo vigliacco contro i caduti, poichè soggiunge subito francamente:
. . . . eppur l'altr'ieri e questi e quello