Come reliquie in vago tempio esposte

Eran di Roma l'idolo e il flagello,

Ma non già mio, chè sempre di costoro

Ebbi dispregio e mi piacea d'avello.[24]

È questo il solo Capitolo, dove l'ira, mescolandosi alla gioia, lo tira in qualche personalità. Ma ricordiamo che egli mormorava questi suoi sdegni nelle fide orecchie di un amico; che il Menzini e il Sergardi avevan fatto ben altro; nè scandalizziamoci poi tanto anche noi, che cominciamo, o mi sembra, a far peggio.

Ma o innanzi, o durante, o dopo il pontificato di Benedetto, il Forteguerri, parlando della Curia Romana, non si smentisce mai. Nè occorreva poco coraggio in quel tempo per mandar lettere, sia pure ad amico fidatissimo, dove i propri sentimenti sono espressi in questa forma:

Liborio, qui si fanno assai commedie,

Ma io non vovvi, e bado a quelle, dove

Non v'è cortine e non si pagan sedie;

Ove gli attori son Natura e Giove