Nè perdut'ho la purità d'Arcadia

Nè perderolla, e non m'importa un ette

Se poi ogni cosa a me solo mal vadia.

E non è da credere che l'essere ammesso tra gli Arcadi fosse un onore che avesse almeno il pregio della rarità, perchè G. M. Crescimbeni, General Custode, nell'adunanza del 1712 (22 anni dalla istituzione) potè con suo gran diletto annunziare che i Pastori erano già il bel numero di 1300, tra cui Cardinali, Principi, Prelati d'ogni ordine e finalmente non poche dame. Ma mostrerebbe di mal conoscere gli uomini chi facesse le meraviglie per la importanza che allora davano scienziati e letterati a codesta ammissione. Il numero non guastava per gli Arcadi del 700, come non guasta per i Cavalieri dell'800.

[35]. Ho cavato questo Sonetto dai manoscritti, credendolo inedito, ma ho trovato poi che fu pubblicato in una Raccolta lucchese del 1719 intitolata — Rime scelte di Poeti illustri de' nostri tempi.

[36]. È pubblicata nella Raccolta che va sotto il nome del Gobbi (Bologna, Pisarri 1711).

[37]. «Inter carmina Nicolai meo judicio praestat omnibus ode illa amatoria, cuius initium est

Qualora io penso e qualor gli occhi volgo

grandis illa quidem, splendida, ingeniosa, concinna, in qua plura admiscuit ex intima Platonicorum philosophia. Vitae Ital. 1. c.

[38]. Anche le Raccolte del 700 rappresentanti il movimento letterario pistoiese, me le ha somministrate la Collezione Cassigoli.