[48]. Francesco Ambrosoli, Manuale della Letteratura italiana (Firenze, Barbera editore) vol. III, p. 244.
[49]. Discorso sulla vita e sulle opere di G. Parini, Firenze, Le Monnier, 1856.
[50]. «Ritrovandosi il detto Sig. Girolamo in Roma (scrive il Corsetti nella vita del Gigli) per sodisfare alla curiosità di alcuni suoi amici in Siena, soleva spesso comporre foglietti di finte ingegnose novelle, e quelle mandare al Sig. Canonico Mariani, che con la sua facilità a credere de le frottole, et ancora insinuare altri a crederle dava occasione al novellista di calcar sempre la penna.» La serie di codeste novelle, o avvisi ideali, prese il nome di Gazzettino. Ne abbiamo due recenti edizioni, una fiorentina del 1861 in CXXV esemplari numerati, curata da P. Fanfani; l'altra milanese del 1864 fatta per la Biblioteca rara del Daelli da Luciano Banchi; il quale ne pubblicò poi un'altra Spedizione (la 18.ma) nel Vol. III della Piccola Antologia Senese, intitolato: «Scritti satirici in prosa e in verso per la maggior parte inediti raccolti e annotati da Luciano Banchi» Siena, L. Gati editore, 1865 — È da questo volume che noi citiamo i versi del Gigli.
[51]. Anton Maria Fede, o Fedi, del contado pistoiese, è menzionato e deriso sopra tutti nel Gazzettino, e soprannominato il Conte di Culagna. Ministro di Cosimo III a Roma, gran furbo e gran bacchettone, entrò in grazia d'Innocenzio XII, di Clemente XI, e di molti cardinali e ministri esteri. Ne fa liberamente il ritratto anche il Galluzzi nella Storia del Granducato di Toscana. Nel Capitolo di Pasquino zelante, attribuito al Settano, è chiamato
Il Conte Fede, il conte di Culagna,
Superbo contadin del pistoiese
Nodrito di farina di castagna.
Morì in Roma il 15 Giugno 1718.
[52]. Pochi furono gli esemplari del Vocabolario che si salvarono dalla condanna del bruciamento eseguito in Roma a richiesta di Cosimo III, per le ingiurie contenute in quel libro contro la Crusca e la lingua e la pronunzia fiorentina. Codesti pochi esemplari sono tutti in egual modo mutilati al principio e alla fine, come si vede in due che se ne conservano nella Biblioteca del Liceo Forteguerri, provenienti l'uno dalla Librerìa Franchini-Taviani e l'altro dalla Librerìa Puccini.
[53]. Ciò dice nella Scivolata, e ripete nell'ottava XLI del Seminario degli affetti.