Starieno meglio che dov'or si stanno
Con perpetuo di Roma affanno e scorno!
Ma qui m'azzitto, ancor che mi fa danno
Il trattener la bile che gorgoglia
Come nel tino le vinaccie fanno;[31]
sebbene codesta bile finiva sempre per traboccare; ed una volta uscì, a proposito della Curia, con questa suprema conclusione:
Però gli è tempo omai e venga ei pure
Che su quest'arbor da' maligni frutti
Io vegga un giorno balenar la scure.[32]
Tale era il voto sdegnoso del Prelato pistoiese, mezzo secolo innanzi le riforme leopoldine, e settant'anni avanti la rivoluzione di Francia! Io non so veramente come non avesse le brighe che egli temeva, da cui pure non si salvarono affatto altri suoi illustri contemporanei, e più di lui temperati, come Antonio Vallisnieri, Lodovico Antonio Muratori e Scipione Maffei.