E Viva Argìa gridar lieta ogni schiera,
E Ragion, posta tra le vili ancelle,
Pianger la persa signorìa primiera.[35]
Così degna e forte battaglia fa l'amore nell'onesto animo del Forteguerri, in un secolo, che o lo velava delle ipocrisie platoniche, o lo scopriva nelle indecenti arguzie del Conte Algarotti. Non voglio dire per questo che Niccolò andasse esente dal tributo di moda al platonismo; chè anzi la sua Canzone
Qualora io penso e qualor gli occhi volgo[36]
non bastò ad Angelo Fabbroni dichiararla fra le poesie di Niccolò la più pregiabile, ma volle anche soggiungere che è splendida, ingegnosa, elegante, nella quale più cose inserì tratte dalla più recondita filosofia di Platone.[37] Ma è notabile che il platonismo del Forteguerri non si rivela che nelle forme allora più afflitte dalla malattia accademica, come le Canzoni e i Sonetti, e mai nei Capitoli e nel Poema, dove l'espressione dei suoi sentimenti è sempre libera ed originale. Ecco, in prova di ciò, un'ottava del Ricciardetto (XXII, 33)
Però ridete pur quando ascoltate
Che son le belle donne come scale
Per girsene al Fattor che l'ha formate,
Perchè per esse a contemplar si sale