Le divine bellezze a noi negate.
Avanti del peccato originale
Forse questo accader potea nel mondo,
Ora son buone per mandarci al fondo.
Come poi la scortese dichiarazione di questa ottava possa mettersi d'accordo con la filosofia platonica della Canzone, sarebbe indiscreta domanda a un Poeta del settecento.
Del resto, pochi, mirabilmente pochi, sono i versi amorosi del Forteguerri, massime se si pensa alla fecondità della sua vena e al mal'esempio dominante.
Dopo l'amore, la religione. Parole e cose sante, ma che tradotte nel linguaggio dei settecentisti significano Arcadia e Gesuitismo, dalla cui unione nacque la numerosa e noiosa prole degli Applausi poetici per vestizioni, nozze e messe novelle.
Chi ha dovuto, come me, pescare per qualche pagliuzza d'oro nel loto delle Raccolte del 700[38], pur sorridendo talora, si sarà vergognato del punto estremo a cui è scesa la cultura italiana. Bassi e scempi gli argomenti, povera e spesso ridicola l'invenzione, sciatta, non senza pretensione d'arguzia, la forma. Vi si trovano dialoghi tra la Sposa monaca e il Demonio, dove i due interlocutori si vantano e si minacciano in senari sdruccioli che è un gusto a sentirli. Ci sono Canzoni distinte in capitoli e strofe; e in una di queste, che è un dialogo tra il Crocifisso e la Sposa monaca, la cosa va tanto per le lunghe che non avrebbe più fine se non intervenisse come terzo, e non davvero importuno per questa volta, l'Autore, che intìma alla Canzone di chetarsi per l'ottima ragione che «lingua mortale non può ridire lo sposalizio di lassù».
Eppure tutto ciò sarebbe ancora sopportabile senza le continue proteste, ora di cattolicità a proposito del linguaggio mitologico; ora d'ignoranza a proposito dei titoli e degnità de' poeti; ora di rispetto alla uguale eccellenza di tutti gli autori nonostante l'ordine tenuto nella Raccolta, poichè uno bisognava pure tenerlo. Or bene, tra codeste bassezze morali, tra codeste forme false e puerili, il nostro Forteguerri è un gigante. Di rado egli scrive per le Raccolte, di radissimo per monacazioni, anzi soltanto quando non può farne a meno, perchè le monacande son sue nipoti; sebbene di queste gliene procurò tre in tre anni il fratello Atto. Della prima nipote egli canta umanamente così:
. . . . . Ella s'affanna e appella