Ch'i' arrabbi se le posso.
E poi ve lo vo' dir: sarei codardo
S'io potessi vestirmi un baluardo.[45]
Ma chi più mi preme menzionare, tra i secentisti, perchè più dimenticato, è Niccolò Villani, pistoiese, detto l'Accademico Aldeano, antecessore del Redi col suo Ditirambo giocoso[46] (che a me sembra stupendo), e autore del Ragionamento sulla poesia giocosa de' Greci, de' Latini e de' Toscani, opera eruditissima e quasi sconosciuta ai moderni, che pur si mostran così propensi a questo genere di poesia. Sebbene religioso fino a scandalizzarsi dei troppi e troppo profani amori della Gerusalemme del Tasso, anche l'Aldeano ha poca stima dei preti del suo tempo, che, secondo lui, sono menzogneri, amano le sottigliezze e i buoni bocconi e cantano come il nibbio, mio, mio[47]. Egli ha in mezzo alle sue Rime piacevoli due sonetti senza titolo, che mi sembrano una finissima e potente satira contro le due ipocrisie, tanto comuni in quel tempo, del disprezzo delle ricchezze e dell'ascetismo contemplativo. Come cose belle e non facili a trovarsi, li riferisco ambedue:
L'argento e l'or che ognun desira e chiede
E cui gran tempo accoglie, un ora sgombra,
Già non bram'io, che la lor luce adombra
L'anima sì che la virtù non vede.
E quanto se ne fan più ricche prede
Di pensier più molesti il cor s'ingombra: