Il naso si turò, poco prudente.

Il favolista non era un cortigiano; aveva anzi renunziato la carica di regio poeta alla Corte di Napoli offertagli dal Tanucci, e i suoi lamenti poetici non avevano nemmeno quella velata personalità che talora si scorge, per citare un esempio illustre, anche nella satira ariostesca. Pur non ostante, per i suoi liberi scritti s'ei non fu direttamente mandato, come l'orso della sua favola, da Ser Plutone a fare il disgustato, fu cacciato nel maggio del 1739 nelle carceri della inquisizione di Firenze e poi nella fortezza da Basso; e, relegato da ultimo a Poppi, suo paese nativo, vi morì di dolore: ultima e memorabile vittima dell'inquisizione toscana.

Non fu certamente senza influenza di Francia questo nuovo e libero movimento della nostra cultura. Fan prova di ciò le dottrine quesnelliane attribuite con tanto operosa malignità da certuni e tanto inutile vantazione da certi altri, a molti e bravi preti toscani di questo tempo, e anche all'amico del cuore di Niccolò, Liborio Venerosi[63]. Ne fanno prova alcune forme letterarie rinnovate di nuovo sangue, come le odi, le canzoni e i melodrammi; nè sarebbe forse nato senza il Tartufo di Molière il Don Pilone gigliano. Quanto agli Apologhi poi, tutti i favolisti di questo secolo sentono l'influenza di quelli del La Fontaine, e la Corte del Re Leone del Crudeli non è che la fedele traduzione della Cour du Lion del Poeta Francese.

Però non è da credere che tutto codesto movimento si debba ai nostri vicini d'oltr'alpe, come vanno spacciando coloro a cui giova dipingere gl'Italiani naturalmente pazienti d'ogni oppressione, e ne fanno quasi un vanto nazionale. La scuola galileiana e la nuova satira che si unì subito a lei sono una risposta trionfale contro codesti uomini, di cui le patriottiche intenzioni sono tutt'altro che dubbie. Il Crudeli stesso che abbiam visto negli apologhi così facile imitatore, e che al Carducci parve nelle odi conciliasse il sensualismo filosofico di Francia col naturalismo dei vecchi toscani[64], anch'egli, dico, sa trovare ispirazioni satiriche tutte italiane e dar forma paesana alla sua ironia, come quando improvvisa questo epigramma:

Due colombine intatte

Candide più del latte

Bella donna mi diede

In premio di mia fede.

Servo crudel me l'ammazzò ad un tratto,

Or voi v'indovinate