Questo sentimento dominante non scade mai: è nei Capitoli del 1718, come in quelli del 1734; e dal putre aere di Roma sospira egli sempre alla pace dei suoi colli nativi:

. . . . . . . . . se potessi

Lascerei questo ciel di buona voglia;

E cangerei, per Giove, coi cipressi

Di Giaccherino le guglie di Roma

E i suoi palagi sontuosi e spessi.[19]

E poco dopo:

Liborio, io non canzono, e remo o boia

Mi venga in mano e mi salti sul collo

Se mi piace più Roma che Pistoia[20].