Da. Che è stato adunque? Perché non me lo di'?

Ni. Uh! uh! uh! Io ho tanto dolore ch'io non credo potertelo dire.

Da. Deh, tu mi pari un bambino! Che domine può egli essere?

Ni. Tu sai l'ordine dato, ed io secondo quell'ordine entrai in camera, e chetamente mi spogliai; ed in cambio di Pirro, che sopra il lettuccio si era posto a dormire, non vi essendo lume, a lato alla sposa mi coricai.

Da. Orbe, che fu poi?

Ni. Uh! uh! uh! Accostaimegli secondo l'usanza de' nuovi mariti, vollile porre le mani sopra il petto, ed ella con la sua mano me la prese, e non mi lasciò. Vollila baciare, ed ella con l'altra mano mi sospinse il viso indrieto. Io me le volli gittare tutto addosso: ella mi porse un ginocchio, di qualità che la m'ha infranta una costola. Quando io vidi che la forza non bastava, io mi vuoisi a' prieghi, e con dolci parole ed amorevoli (pure sotto voce, ch'ella non mi conoscesse) la pregavo fusse contenta fare i piaceri miei. Dicevole: deh! anima mia dolce, perché mi strazi tu? Deh! ben mio, perché non mi concedi tu volentieri quello che le altre donne a' loro mariti volentieri concedono? Uh! uh! uh!

Da. Rasciugati un poco gli occhi.

Ni. Io ho tanto dolore ch'io non trovo loco, né posso tenere le lacrime. Io potetti cicalare; mai fece segno di volermi, non che altro, parlare. Ora, veduto questo, io mi volsi alle minacce, e cominciai a dirgli villania, e che le farei, e che le direi. Ben sai che a un tratto ella raccolse le gambe, e tirommi una coppia di calci, che se la coperta del letto non mi teneva, io sbalzavo nel mezzo dello spazzo.

Da. Può egli essere?

Ni. E ben può essere. Fatto questo, ella si volse bocconi, e stiacciossi col petto sulla coltrice che tutte le manovelle dell'Opera non l'arebbero rivolta. Io, veduto che forza, prieghi e minacce non mi valevano, per disperato le volsi la schiena, e deliberai di lasciarla stare, pensando che verso il dí la fusse per mutare proposito.