Sofr. La vi tornerà, e non vi tornerà, come mi parrà. Andiamne noi a rassettar la casa; e tu, Cleandro, guarda se tu vedi Damone, perché egli è bene parlargli, per rimaner come si abbia a ricoprire il caso seguito.

Cle. Io son malcontento.

Sofr. Tu ti contenterai un'altra volta.

[V. 5]

CLEANDRO solo.

Quando io credo esser navigato, e la fortuna mi ripigne nel mezzo al mare, e tra più torbide e tempestose onde. Io combattevo prima coll'amore di mio padre; ora combatto coll'ambizione di mia madre. A quello io ebbi per aiuto lei, a questo sono solo; tanto ch'io veggo men lume in questa ch'io non vedevo in quello. Duolmi della mia mala sorte, poich'io nacqui per non aver mai bene; e posso dire, da che questa fanciulla ci venne in casa, non aver conosciuti altri diletti che di pensar a lei, dove si radi sono stati i piaceri che i giorni di quelli si annovererebbero facilmente. Ma chi veggo io venir verso di me? È egli Damone? Egli è desso, ed è tutto allegro. Che ci è, Damone? Che novelle portate? Donde viene tanta allegrezza?

[V. 6]

DAMONE, CLEANDRO.

Da. Né migliori novelle, né più felici, né ch'io portassi più volentieri, potevo sentire.

Cle. Che cosa è?