Ni. Fecesi dispensare.

Li. Sta bene. Ma datemi, se voi avete, venticinque ducati; ché bisogna in questi casi spendere, e farsi amico al frate presto, e dargli speranza di meglio.

Ni. Pigliali pure; questo non mi dà briga, io farò masserizia altrove.

Li. Questi frati son trincati, astuti, ed è ragionevole, perchè e' sanno e' peccati nostri e' loro; e chi non è pratico con essi, potrebbe ingannarsi, e non gli sapere condurre a suo proposito. Pertanto io non vorrei che voi nel parlare guastaste ogni cosa, perché un vostro pari, che sta tutto il dì nello studio, s'intende di quelli libri, e delle cose del mondo non sa ragionare. (Costui è sì sciocco, che io ho paura non guastassi ogni cosa).

Ni. Dimmi quello che tu vuoi che io faccia.

Li. Che voi lasciate parlare a me, e non parliate mai, s'io non vi accenno.

Ni. Io son contento. Che cenno farai tu?

Li. Chiuderò un occhio, morderommi el labbro. Deh! no. Facciamo altrimenti. Quanto è egli che voi non parlaste al frate?

Ni. È più di dieci anni.

Li. Sta bene: Io gli dirò che voi siate assordato, e voi non risponderete, e non direte mai cosa alcuna, se noi non parliamo forte.