Si. Egli è cosi.
Ca. E commesso di qua che fussino venduti tutti e' mia beni, fuora che la casa, mi ridussi a vivere quivi, dove son stato dieci altr'anni con una felicità grandissima…...
Sì. Io lo so.
Ca. Avendo compartito el tempo parte alli studii, parte a' piaceri, e parte alle faccende; e in modo mi travagliavo in ciascuna di queste cose, che l'una non mi impediva la via dell'altra. E per questo, come tu sai, vivevo quietissimamente, giovando a ciascuno e ingegnandomi di non offendere persona; tal che mi pareva di essere grato a' borghesi, a' gentiluomini, al forestiero, al terrazzano, al povero, al ricco.
Si. Egli è la verità.
Ca. Ma parendo alla Fortuna che io avessi troppo bel tempo, fece che capitò a Parigi un Cammillo Calfucci.
Si. Io comincio a indovinarmi del male vostro.
Ca. Costui, come gli altri Fiorentini, era spesso convitato da me, e nel ragionare insieme, accadde un giorno che noi venimmo in disputa, dove erano più belle donne, o in Italia, o in Francia. E perché io non potevo ragionare delle Italiane, sendo si piccolo quando mi partii, alcuno altro Fiorentino, che era presente, prese la parte franzese, e Cammillo la italiana; e dopo molte ragione assegnate da ogni parte, disse Cammillo, quasi che irato, che se tutte le donne italiane fussino mostri, che una sua parente era per riavere l'onore loro.
Si. Io son or chiaro di quello che voi volete dire.
Ca. E nominò madonna Lucrezia, moglie di Messer Nicia Calfucci, alla quale dette tante laudi e di bellezze e di costumi, che fece restare stupidi qualunche di noi; e in me destò tanto desiderio di vederla, che io, lasciato ogni altra deliberazione, né pensando più alle guerre o alla pace di Italia, mi messi a venire qui, dove arrivato ho trovato la fama di madonna Lucrezia essere minore assai che la verità, il che occorre rarissime volte, e sommi acceso in tanto desiderio d'essere seco che io non truovo loco.