Si. Se voi me ne avessi parlato a Parigi, io saprei che consigliarvi; ma ora non so io che mi vi dire.

Ca. Io non ti ho detto questo per voler tua consigli, ma per sfogarmi in parte, e perché tu prepari l'animo ad aiutarmi, dove el bisogno lo ricerchi.

Si. A cotesto son io paratissimo; ma che speranza ci avete voi?

Ca. Ahimé! nessuna, o poche. E dicoti: in prima mi fa guerra la natura di lei, che è onestissima, e al tutto aliena dalle cose d'amore; avere el marito ricchissimo, e che al tutto si lascia governare da lei, e se non è giovane, non è al tutto vecchio, come pare; non avere parenti o vicini con chi ella convenga ad alcuna vegghia, o festa, o ad alcuno altro piacere, di che si sogliono delettare le giovani. Delle persone meccaniche, non gliene capita a casa nessuna, non ha fante, né famiglio che non tremi di lei: in modo che non ci è luogo di alcuna corruzione.

Si. Che pensate adunque potere fare?

Ca. E' non è mai alcuna cosa si desperata, che non vi sia qualche via da poterne sperare; e benché la fussi debole e vana, e la voglia e il desiderio che l'uomo ha di condurre la cosa, non la fa parere cosi.

Si. In fine, e che vi fa sperare?

Ca. Dua cose: l'una la semplicità di Messer Nicia, che benché sia dottore, egli è el più semplice e il più sciocco uomo di Firenze; l'altra la voglia che lui e lei hanno di avere figliuoli, che, sendo stata sei anni a marito, e non avendo ancor fatti, ne hanno, sendo ricchissimi, un desiderio che muoiono. Una terza ci è, che la sua madre è stata buona compagna, ma l'è ricca, tale che io non so come governarmene.

Si. Avete voi per questo tentato per ancora cosa alcuna?

Ca. Si ho, ma piccola cosa.