Fra. Benissimo.

Li. E' ci manca el dottore. Andiam verso casa sua; e' son più di tre ore, andiam via?

Si. Chi apre l'uscio suo? È egli el famiglio?

Li. No: gli è lui. Ah, ah, ah, eh!

Si. Tu ridi?

Li. Chi non riderebbe? Egli ha un guarnacchino indosso, che non gli cuopre el culo. Che diavolo ha egli in capo? E' mi pare un di questi gufi de' canonici, e uno spadaccino sotto, ah, ah! e' borbotta non so che; tiriamci da parte, e udiremo qualche sciagura della moglie.

[IV. 8]

MESSER NICIA travestito.

Quanti lezii ha fatto questa mia pazza! Ell'ha mandato le fante a casa la madre, e il famiglio in villa. Di questo io la laudo; ma io non la lodo già, che innanzi che la ne sia voluta ire al letto, ell'abbi fatto tante schifiltà. Io non voglio... Come farò io... Che mi fate voi fare?... O me! mamma mia... E se non che la madre le disse il padre del porro, la non entrava in quel letto. Che le venga la contina! Io vorrei ben vedere le donne schizzinose, ma non tanto; ché ci ha tolta la testa, cervello di gatta! Poi chi dicessi: impiccata sia la più savia donna di Firenze, la direbbe: che t'ho io fatto? Io so che la Pasquina entrerà in Arezzo, e innanzi che io mi parta da giuoco, io potrò dire come Monna Ghinga: di veduta con queste mane. Io sto pur bene! Chi mi conoscerebbe? Io paio maggiore, più giovane, più scarzo; e non sarebbe donna che mi togliessi danari di letto. Ma dove troverò io costoro?

[IV. 9]