FRATE solo.

Io non ho potuto questa notte chiudere occhio, tanto è il desiderio che io ho d'intendere come Callimaco e gli altri l'abbiano fatto. Ed ho atteso a consumare el tempo in varie cose: io dissi mattutino, lessi una vita dei Santi Padri, andai in chiesa ed accesi una lampana che era spenta, mutai uno velo ad una Madonna che fa miracoli. Quante volte ho io detto a questi frati che la tenghino pulita! E si maravigliano poi se la divozione manca. Io mi ricordo esservi cinquecento imagine, e non ve ne sono oggi venti; questo nasce da noi, che non le abbiamo saputa mantenere la reputazione. Noi vi solavamo ogni sera dopo la compieta andare a processione, e farvi cantare ogni sabato le laude. Botavanci noi sempre quivi, perché vi si vedessi delle imagine fresche; confortavamo nelle confessioni gli uomini e le donne a botarvisi. Ora non si fa nulla di queste cose, e poi ci maravigliamo se le cose vanno fredde! Oh, quanto poco cervello è in questi mia frati! Ma io sento uno grande romore da casa

Messere Nicia. Eccogli per mia fé; e' cavono fuori el prigione. Io sarò giunto a tempo. Ben si sono indugiati alla sgocciolatura; e' si fa appunto l' alba. Io voglio stare a udire quello che dicono, senza scuoprirmi.

[V. 2]

MESSERE NICIA, LIGURIO, SIRO.

Ni. Piglialo di costà, ed io di qua; e tu, Siro, lo tieni per il pitocco di drieto.

Ca. Non mi fate male.

Li. Non aver paura, va pur via.

Ni. Non andiam più là.

Li. Voi dite bene, lascialo ire qui. Diamgli due volte, che non sappi donde el si sia venuto. Giralo, Siro.