Pa. Io sono parato, poiché tu vuoi, ad ascoltare tutto, e cosi a non fuggire né disagi né pericoli per aiutarti.

Cle. Io lo so. Io credo che tu abbia notizia di quella fanciulla che noi ci abbiamo allevata.

Pa. Io l'ho veduta. Donde venne?

Cle. Dirottelo. Quando dodici anni sono, nel 1494, passò il re Carlo per Firenze, che andava con uno grande esercito all'impresa del Regno, alloggiò in casa nostra un gentiluomo della compagnia di Monsignor di Fois, chiamato Beltramo di Guascogna. Fu costui da mio padre onorato, ed egli (perché uomo da bene era) riguardò e onorò la casa nostra; e dove molti fecero una inimicizia con quegli Francesi avevano in casa, mio padre e costui contrassero una amicizia grandissima.

Pa. Voi aveste una gran ventura più che gli altri, perché quelli che furono messi in casa nostra, ci fecero infiniti mali.

Cle. Credolo, ma a noi non intervenne cosi. Questo Beltramo ne andò con il suo re a Napoli; e come tu sai, vinto che ebbe Carlo quel regno, fu costretto a partirsi, perché il Papa, l'Imperatore, i Veneziani e il duca di Milano se gli erano collegati contro. Lasciate pertanto parte delle sue genti a Napoli, con il resto se ne venne verso Toscana; e giunto a Siena, perché egli intese la Lega aver uno grossissimo esercito sopra il Taro per combattere allo scendere de' monti, gli parve di non perdere tempo in Toscana, e perciò non per Firenze, ma per la via di Pisa e di Pontremoli passò in Lombardia. Beltramo, sentito il romore dei nimici e dubitando, come intervenne, non avere a far la giornata con quelli, avendo intra la preda fatta a Napoli questa fanciulla, che allora doveva avere cinque anni, d'una bella aria e tutta gentile, deliberò di torla dinanzi ai pericoli, e per uno suo servidore la mandò a mio padre, pregandolo che per suo amore dovesse tanto tenerla che a più comodo tempo mandasse per lei; né mandò a dire se l'era nobile, o ignobile; solo ci significò che la si chiamava Clizia. Mio padre e mia madre, perché non avevano altri figliuoli che me, subito se ne innamororno.

Pa. Innamorato te ne sarai tu?

Cle. Lasciami dire. E come loro cara figliuola la trattarono. Io, che allora avevo dieci anni, mi cominciai, come fanno i fanciulli, a trastullare seco e le posi uno amore estraordinario, il quale sempre coll'età crebbe; di modo che, quando ella arrivò alla età di dodici anni, mio padre e mia madre cominciarono ad avermi gli occhi alle mani, in modo che, se io solo le parlava, andava sottosopra la casa. Questa strettezza (perché sempre si desidera più ciò che si può avere meno) raddoppiò l'amore; e hammi fatto e fa tanta guerra, che io vivo con più affanni che se io fussi in inferno.

Pa. Beltramo mandò mai per lei?

Cle. Di cotestui non s'intese mai nulla; crediamo che morisse nella giornata del Taro.