[III. 2]

CLEANDRO solo.

Oh miseria di chi ama! Con quanti affanni passo io il mio tempo! Io so bene che qualunque ama una cosa bella come Clizia, ha di molti rivali che gli danno infiniti dolori; ma io non intesi mai che ad alcuno avvenisse di avere per rivale il padre; e dove molti giovani hanno trovato appresso al padre qualche rimedio, io vi trovo il fondamento e la cagione del mal mio; e se mia madre mi favorisce, la non fa per favorire me, ma per disfavorire l'impresa del marito. E perciò io non posso scuoprirmi in questa cosa gagliardamente, perché subito la crederebbe che io avessi fatti quelli patti con Eustachio, che mio padre con Pirro; e come la credesse questo, mossa dalla coscienza, lascierebbe ire l'acqua alla china, e non se ne travaglierebbe più, ed io al tutto sarei spacciato, e ne piglierei tanto dispiacere che io non crederei più vivere. Io veggo mia madre ch'esce di chiesa; io voglio ire a parlar seco, ed intendere la fantasia sua, e vedere quali rimedi ella apparecchi contro ai disegni del vecchio.

[III. 3]

OLEANDRO, SOFRONIA.

Cle. Dio vi salvi, madre mia.

Sofr. O Cleandro, vieni tu di casa?

Cle. Madonna si.

Sofr. Se' vi tu stato tuttavia, poi che io vi ti lasciai?

Cle. Sono.