Ni. Tu hai penato tanto a lasciarti rivedere; dove se' tu stato tanto?
Eust. Io vi dirò. Io mi cominciai iermattina a sentir male, e mi doleva il capo. Avevo una anguinaia, e parevami aver la febbre; ed essendo questi tempi sospetti di peste, io ne dubitai forte. Iersera venni a Firenze, e mi stetti all'osteria, né mi volli rappresentare per non fare male a voi o alla famiglia vostra, se pure e' fusse stato dessa; ma grazia di Dio, ogni cosa è passata via, e sentomi bene,
Ni. E' mi bisogna far vista di credere. Ben facesti. Tu se' or bene guarito?
Eust. Messer si.
Ni. Non del tristo. Io ho caro che tu ci sia. Tu sai la contenzione che è tra me e mogliema circa al dare marito a Clizia. Ella la vuole dare a te, ed io la vorrei dare a Pirro.
Eust. Dunque volete voi meglio a Pirro che a me?
Ni. Anzi voglio meglio a te che a lui. Ascolta un poco: che vuoi tu fardi moglie? Tu hai oggimai trentotto anni, e una fanciulla non ti sta bene, ed è ragionevole che come la fosse stata teco qualche mese, che la si cercasse uno più giovane di te, e viveresti disperato. Dipoi io non mi potrei più fidare di te; perderesti lo avviamento, diventeresti povero, e anderesti tu ed ella accattando.
Eust. In questa terra chi ha bella moglie non può essere povero, e del fuoco e della moglie si può essere liberale con ognuno, perché quanto più ne dai, più te ne rimane.
Ni. Dunque vuoi tu fare questo parentado per farmi dispiacere?
Eust. Anzi lo vo' fare per far piacere a me.