— Ho trecento piastre per i primi bisogni. Il resto verrà poi. Intanto andiamo via.
Ciò detto si avvolse nel mantello ed uscì seguito dai suoi amici.
— Ah — diceva Pietro il Toro fregandosi le mani — ecco che il lupacchiotto si accinge a mostrare i denti. Andiamo, andiamo, che con quattro parole ho scongiurato la jettatura!
E così scoppiò quella guerra che per cinque anni durò feroce, quella guerra d’insidie, d’imboscate, di scontri senza tregua e senza quartiere che costò alla Francia tante giovani e valorose vite, tanta rovina a noi; che seminò tanti odî, che distrusse tante famiglie, che sparse il terrore nelle più amene e ricche provincie del Regno, ammiserendo l’agricoltura, arrestando i traffici, impedendo i commerci, e che tanto male produsse al nostro nome, divenuto sinonimo, per gli storici rivoluzionari, di gente barbara ed efferata, e che continua a produrci, perocchè pur essendo trascorso un secolo, risentiamo anche oggi gli effetti delle calunnie che si spacciarono sul nostro conto, poi continuate dalle diverse sette politiche, le quali con tali calunnie più che vilipendere noi intendevamo vilipendere i Borboni, ai quali facevano rimontare i nostri vizi e le nostre colpe!
Ma non è nostro compito scrivere diffusamente di quel tragico periodo che pure non ha ancora avuto uno storico imparziale ed esatto il quale non si sia fermato soltanto sugli effetti ma abbia anche indagato le cause che li produssero. Solo vogliam dire che non fu il Manhes a ridar la pace alle nostre contrade; l’opera di un solo uomo non sarebbe bastata a tanta impresa, nè la violenza, la ferocia delle repressioni, l’iniquità han mai fruttato effetti benefici. La sanguinosa guerra cessò quando s’incominciò a comprendere che il governo di Gioacchino Murat intendeva davvero al bene delle misere popolazioni; quando si costruirono strade, quando si promulgarono provvide leggi, quando si cercò di diffondere l’istruzione, quando finalmente il Re si mise in contatto diretto coi cittadini che ne compresero il cuore generoso, ne apprezzarono le virtù guerriere, lo trovarono affabile e buono; e finì allorchè la vera conduttrice di quella guerra, Carolina d’Austria, ebbe a combattere con nemici assai più insidiosi e più nefasti a lei, gl’Inglesi.
Ma ripeto, il nostro compito è ben altro. Ritorniamo quindi al personaggio principale di questa storia che ebbe tanta parte in quelli avvenimenti, a Capitan Riccardo.
Fine.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.