— Ebbene — disse Vittoria — sì, hai ragione, dividiamoci. Tu ami un’altra... Non respingeresti una donna come me se il tuo cuore non fosse gonfio di passione. Promettimi soltanto che se un giorno avrai bisogno di chi sappia impugnare una carabina e maneggiare un pugnale, di chi non ha contato mai i nemici nè evitato i pericoli, fossero pure stati immani, tu mi chiamerai a te vicino onde io combatta per te! Me lo prometti?
— Te lo prometto — rispose lui.
Ella si raddrizzò, fece uno sforzo e si diresse verso la porta ingombra da coloro che aspettavano d’esser chiamati per ricevere il denaro. Ivi giunta si rivolse e gridò al giovane:
— Ricordati!
— Sì, mi ricorderò — rispose lui.
In questa gli si avvicinò Pietro il Toro.
— Dunque siamo liberi? Meglio così. Non voglio sapere perchè noi che un’ora fa ci credevamo destinati a dominar su tutta quella gente, ora siamo stati posti in disparte. Dite un po’: ci entrasse per caso lo zampino di una femmina? Scusate, ma Pietro il Toro può permettersela questa domanda. Voglio avvertirvi che quando ci entra lo zampino di una femmina è peggio che se ci entrasse quello del diavolo. In quanto al duca... oggi o domani dovrà fare i conti con voi e con me: anche con me! San Francesco di Paola mi ha messo la mano sulla bocca, altrimenti gliel’avrei detto... quel che presto o tardi gli dovrò dire... Dunque che facciamo?
Riccardo parve riscuotersi dai suoi pensieri e si raddrizzò fieramente: strinse alla vita la cinta che sosteneva le pistole e la spada; poi voltosi a Pietro il Toro:
— Non hai tu detto che cinquanta gagliardi delle vecchie bande che tu hai visto al fuoco sono disposti a far la guerra sotto i miei ordini? Ebbene, raccoglili tutti e fra otto giorni voglio vederli armati ed equipaggiati. Occorre annunziarci con un colpo di mano da sbalordire tutta questa canaglia che ci sta intorno. Hai inteso?
— Ho inteso — disse Pietro il Toro con gli occhi sfavillanti di gioja.