— No — disse — no. Non dispiacerti. So che vali dieci uomini ma sarebbe un tradire il tuo amico.

— Tu sei più bello, tu sei più forte! — rispose la donna con un lampo di selvaggia passione negli occhi.

— No. Dividiamoci così come ci siamo incontrati. Vedi, ci è là il tuo amante che mi aspetta non per vendicarsi dell’averlo io mandato ruzzoloni, ma delle parole che tu hai detto e dello sguardo che mi hai rivolto.

— Egli non è più il mio amante, perchè io l’ho tradito.

— L’hai tradito, tu?

— Sì, dicendo a te che sei bello, dicendo a te che sei forte ed offrendomi a te. Io glielo dirò, e poichè tu non mi vuoi nella tua banda resterò nella sua, ma non sarò più la sua amante. Resterò nella sua banda, ma a patto che egli non ti affronti. Lo so, lo uccideresti perchè tu ci hai del sangue nel tuo sguardo dolce; ma fu lui il primo che mi fece sentire di esser donna e non voglio che muoia ucciso da te.

— E a noi non toccherà nulla di quel denaro? — diceva intanto il Ghiro a Pietro il Toro.

— Sta zitto, sta zitto — rispose questi facendo una smorfia. — Ho di che consolar te ed il Magaro che se ne sta lì mortificato. Ma non dite niente a Riccardo perchè non voglio s’immischi in certe faccende. Mentre andavo in giro per raccogliere questi signori ho saputo che fra quattro giorni passerà pel Piano del Lago il procaccia che porta i denari delle truppe francesi. Sarà scortato da venti soldati... Dieci dei nostri basteranno... Hai capito?

— Ah Pietro, Pietro, che sii benedetto: tu mi letifichi l’anima!

Riccardo ascoltava pensoso la donna: quell’amore che gli si rivelava ad un tratto, violento e lampeggiante come un fulmine, gli evocava più angoscioso il ricordo di quella notte, di quella ignota, sulla quale aveva troppo fidato e che lo aveva esposto a una sì umiliante smentita! Da chi poi? dal padre di quella creatura che era stata per tanti anni nei suoi sogni e della quale ora doveva respingere l’immagine, sentendosi indegno di evocarla!