Ed il vecchietto, la cui faccia rugosa era attraversata dalla cicatrice di una larga ferita, salito anche esso su una sedia, volse attorno gli occhietti lucenti come per confermare con lo sguardo quel che aveva detto con la parola.
— A me coniglio, a me? — urlò Parafante.
Poi dando in uno scoppio di risa:
— Sai tu il sapore della carne umana, vecchietto mio, lo sai?
Il vecchietto era per rispondere, quando di un tratto la porta in fondo si spalancò e apparvero alcuni servi in livrea che sostenevano, tenendosi ritti in piedi ed immobili in doppia fila, dei candelabri accesi. Poi una voce gridò:
— Sua Maestà la Regina!
Lo stupore fu così grande che ognuno rimase come fulminato nell’atteggiamento in cui era stato sorpreso da un tal grido. Per incanto si era fatto un silenzio profondo prodotto non soltanto dalla stupefazione, ma anche dalla paura. La Regina, di cui avevano inteso discorrere, ma che non avevano mai veduto, nè credevano che potesse esser visibile ai loro occhi, era un essere sovrumano per quelle menti rudi ed ingenue per le quali la regalità era sinonimo di divinità, una divinità più immediata e quindi più temibile, padrona ed arbitra assoluta della vita di tutti. Istintivamente le teste e i dorsi si curvarono appena lo stupore diè luogo alla riflessione; coloro che erano seduti si alzarono. Nei volti si leggeva la meraviglia e la trepidanza, negli occhi la curiosità intensa.
Finalmente la Regina apparve incedendo con regale maestà nella luce dei doppieri che ne facevano scintillare le gemme della corona posata sulle dorate chiome, anche esse un’aureola al viso di scultoria bellezza, e della collana che cingendole il collo eburneo cadeva sul seno a metà discoperto. Vestiva un abito di nero velluto che lasciava nude le braccia e si appuntava agli omeri per mezzo di due borchie gemmate. Dietro a lei, che si era fermata presso la poltrona di mezzo sovrastante alle altre si teneva immobile una giovinetta vestita di candidi veli, con le bionde chiome ricciolute fluenti per le spalle e un viso delicato e bianco di una mistica soavità; a qualche passo di là dalla giovinetta tra la doppia fila degli immobili valletti che sostenevano gli accesi candelabri, apparivano i personaggi del seguito regale dalle magnifiche divise e ricami d’oro, col petto costellato di croci e di stelle fiammeggianti.
— Gesù, Giuseppe e Maria! — mormorò Pietro il Toro quando ebbe riacquistato la parola — ma questo è il paradiso, il paradiso!
— In ginocchio tutti, in ginocchio tutti! — esclamò sommessa una voce che nel profondo silenzio fu intesa come un ordine.