— Grazie, Maestà, grazie, Maestà! — proruppero i nominati. — Sì, è vero, sono calunnie, noi siamo innocenti.
— Lo so, ma, ed ecco perchè vi ho invitato a venir qui, io son costretta per poco a lasciar questa Napoli e a seguire Sua Maestà il Re in Sicilia. Questo povero regno resterà di nuovo in balìa degli eretici scatenati dall’inferno contro la nostra corona che ci fu data da Dio e contro la santa religione, e i nostri nemici non potendo colpir noi, colpiranno i nostri fedeli, rievocheranno le calunnie sparse contro di voi e vi appresteranno quella galera e quella forca dalle quali io finora vi ho salvati!
Si interruppe per giudicare l’effetto delle sue parole. Un sordo mormorio era corso per gli astanti; alcuni visi erano impalliditi e altri apparivano accesi d’ira; coloro che erano in fondo alla sala subendo meno la suggezione della Regina, avevan fatto sentire alcune esclamazioni di minaccia.
— La mia carabina è ancora in buono stato!
— Il taglio del mio coltellaccio può servire ancora.
— Che vengano gli eretici, che vengano!
— Silenzio, amici miei, silenzio — ripigliò la Regina lieta in cuor suo di aver raggiunto l’intento. — La vostra causa è la mia ed io non vi abbandonerò: per questo vi ho voluto tutti intorno a me. Se voi fidate in me, io fido in voi. I Francesi, miei e vostri nemici, hanno inviato un esercito per invadere di nuovo il mio regno, ma i re miei alleati, che li hanno scacciati dai loro possedimenti, ne invieranno un altro assai più forte in nostro soccorso; così quei maledetti che vengono qui per devastare le nostre terre, rapire le vostre donne, oltraggiare i nostri santi e le nostre madonne, saranno presi fra due fuochi: le vostre infallibili carabine, e i fucili dei soldati dei re e degli imperatori miei congiunti. Volete voi prender parte a questa santa impresa? Volete voi mostrare di nuovo a cotesti vili stranieri, a cotesta gente uscita dallo inferno, che già avete visto fuggire a voi dinanzi, che basta un solo di voi a schiacciar dieci di essi?
— Sì, sì, sì! — gridò quella folla affascinata dalle parole e dalla regale bellezza di quella donna.
— Volete voi — continuò la Regina che aveva serbato per l’ultimo ciò che doveva accendere fino al delirio l’entusiasmo dei convenuti — farvi i giustizieri in mio nome e nel sacro nome del Re di tutti quei nostri sudditi che o per malvagità di animo o per losche ambizioni o perchè sedotti dagli spiriti infernali, parteggeranno con gli stranieri e prenderan le armi contro di voi sostenitori della Monarchia e della Fede? Io fin d’adesso vi abbandono le loro persone, le loro case, i loro beni, le loro donne: estirpate col ferro e col fuoco le male piante; uccidete, sterminate donne, vecchi fanciulli anche se avran cercato rifugio a piè degli altari. Sua Santità il Papa vi assolve di ogni peccato che potrete commettere pel trionfo della Fede, sia pure del sacrilegio più orrendo se compiuto per lo sterminio dei nostri nemici. Tutti i mezzi son buoni, tutti i mezzi son santi per scacciare lo straniero dal nostro regno e per punire i nostri sudditi fedifraghi; e voi, appena la grande impresa sarà compiuta, ne avrete da noi in premio condegno, che considereremo come legittimo acquisto, tutto ciò che avrete tolto ai nostri nemici, e il perdono da Dio che vedrà in voi i difensori della sua Fede e del suo altare. Dite, volete voi?
— Sì, sì, vogliamo. Viva la nostra Regina!