Fu un grido formidabile che proruppe da quei petti invasati dal delirio. Sarebbero tornati dunque i bei tempi? Tutto un miraggio di orge, di tripudî, di carneficine, di assalti, di rapine, di lauti banchetti, di libertà sconfinata si dispiegava innanzi agli occhi di quella gente a cui ogni legge era insopportabile, ogni civile disciplina nemica! Vi avrebbero lasciata la vita, ma che importava se per un anno o per un mese avrebbero vissuto appagando tutte le loro passioni? Meglio un anno toro che cento anni bue, era il detto dei loro padri: eppoi sarebbero morti con le armi in pugno nella pienezza della vita e forse del godimento, non sul misero giaciglio affranti dalla vecchiaia, dopo tutta una vita di stenti, di schiavitù, di lavoro mal retribuito, dopo una lunga agonia nella quale avrebbero inteso rodersi le carni, e avrebbero assistito al proprio disfacimento!

L’entusiasmo aveva vinto il ritegno: le esclamazioni esultanti si incrociavano: i vicini si davano dei vigorosi pugni per esprimere la loro gioia, i lontani gesticolavano per farsi intendere meglio dagli amici. Di tanto in tanto il grido di «Viva la Regina» tornava ad echeggiare per l’ampia sala che non aveva mai accolta gente così delirantemente gioiosa.

La Regina aveva un sorriso di benevola compiacenza e con occhio lieto guardava l’agitarsi di quella folla; ma la giovinetta che se ne stava immobile dietro a lei era divenuta vieppiù bianca in viso e aveva nello sguardo una espressione di ineffabile tristezza. I cortigiani rimasti in fondo della sala pur senza muoversi e senza che l’aspetto ne tradisse il pensiero, si scambiavano delle parole sommesse.

— Alma — disse la Regina volgendo il capo verso la giovinetta — appressati.

Ella si appressò, ma incerta guardando come sgomenta la folla rumoreggiante.

— Dio mio, come sei pallida! — le disse Carolina sottovoce — hai paura forse?

— Sì, ho paura... Che Vostra Maestà mi perdoni! — rispose la giovinetta.

— Scioccherella — continuò la Regina con un sorriso tra lo scherno e la pietà — di chi hai paura? Di cotesta gente? Ma essa ora ad un mio cenno darebbe fuoco a tutta questa Napoli e ne farebbe un bel falò. In essa è riposta la nostra salvezza, capisci? Che uomini, che uomini! Così li intendo io, deliberati a tutto, nel male e nel bene dritti come una spada! Del resto non son poi tutti così rudi, così barbari! Ce n’è uno, un bel giovane... non è vero che è un bel giovane? Ne faremo un bello e valoroso colonnello di cavalleria! Si è battuto contro cinque e ne ha ucciso o ferito tre... e infine per due sconosciute! Ciò per altro vuol dire che è sensibile un po’ troppo forse, alle preghiere delle donne. A proposito che ha detto don Leonardo, il mio medico? Per questo ti ho chiamato.

— Ha detto che la ferita è grave, ma non mortale — balbettò la giovinetta.

— Ah, respiro... Ne faremo, ripeto, un magnifico colonnello... Un bel giovane, non è vero, un bel giovane!