— Ma come si spiega che egli era con noi quella notte, quando Sua Maestà ci fece giurare...
— Zitto — disse Pietro il Toro — tu non ricordi che promettemmo di non parlare di quel che si disse e si fece quella notte se prima non è tutto ben ordinato?
— È vero; ma qui siamo tra noi...
— E che vuoi che ti dica? Che ne so io dove era? In un luogo certo ove andò senza un carlino in tasca e donde è ritornato con un magnifico abito da cavaliere, una gonfia valigia, due magnifici cavalli e delle armi degne di un generale.
— Vuoi sapere — disse il Ghiro con una certa aria di sufficienza — dove sia il mistero? In quelle due donne con le quali uscì dal teatro.
— Eh, via due donnette di quella folla scostumata e briaca che se lo portarono via forse per scroccargli qualche piastra! Ma ti pare? Quali donne che avesser potuto fare dei regali come questi che abbiamo sottocchi, si sarebbero avventurate in quella folla che pareva in preda del demonio che maledetto sia? Se mai, fu colpa di quelle donnette se mancò al convegno di quella sera.
— Ma insomma?
— Ma insomma, anche se ci logorassimo il cervello fino a domani non verremmo a capo di nulla. Bisogna aspettare che si svegli.
— Ma perchè non lo svegli, Pietro? — disse il Magaro. — È già tardi: veggo nel sole che è l’ora della merenda: se dobbiamo metterci in via...
— Grazie tante — rispose Pietro. — So bene che quando uno è svegliato a mezzo il sonno è capace di dare anche una coltellata al suo migliore amico. Io, per esempio, divento una bestia. Eppoi dorme così profondamente che sarebbe proprio un peccato. Chi sa come avrà trascorso la notte!...