— La sgarbata che sono — disse lei.

Non gli diè tempo di rispondere e lo strinse fremente fra le braccia.

IV.

Un tepido sole di gennaio sfavillava su quel mare che si stendeva immobile con una lieve frangia di argento lungo la curva del lido e delineando le città e i villaggi che si specchiano nel golfo incantevole.

In un punto della deserta spiaggia di là dai Granili presso ad una barca con la chiglia affondata nella rena alcuni uomini in costume calabrese discorrevano mentre un giovane vestito di un elegante e ricco costume tra il borghese e il militare dormiva all’ombra della barca al cui anello di prua eran legati per le briglie due stupendi cavalli l’uno sauro, l’altro morello.

— Ma — diceva il Magaro a Pietro il Toro — dimmi tu che pensi di un tal mistero, perchè al certo ci è un mistero in tutto questo.

Pietro il Toro, tozzo e barbuto, con gli occhietti un po’ loschi e una bocca tagliata a sghembo ciò che conferiva una certa aria di comicità alla sua fisonomia che però nell’ira assumeva una tremenda espressione di ferocia, Pietro il Toro si strinse alle spalle.

— Chi ne capisce nulla? — rispose. — Io so quel che sapete voi, che per sette giorni siamo stati alloggiati e pasciuti a spese di non so chi; che per sette giorni abbiamo goduto di un letto ben soffice in una casa che da noi farebbe invidia al più ricco galantuomo: abbiamo avuto tavola imbandita due volte al giorno con vini, con liquori e con ogni altro ben di Dio: che ogni mattina trovavamo allo svegliarci una bella piastra sul tavolino presso il letto, e tutto questo a nome di capitan Riccardo che poi ci avrebbe fatto sapere ove dovevamo attenderlo per tornarcene insieme, a fare quello che abbiamo deciso di fare. So quello che sapete voi, nè più nè meno, cioè che stamattina camminando lungo il lido avremmo trovato capitan Riccardo. Ci siamo alzati all’alba, abbiamo camminato lungo il lido ed ecco qui capitan Riccardo che dorme coricato in sull’arena a rischio di sciupare il bel vestito che ha avuto il torto di sostituire a quello col quale era venuto. Quei due cavalli al certo son suoi; quella valigetta sulla quale poggia il capo e che sembra ben gonfia sarà anche sua; quella sciabola che pare d’oro e di argento, quella magnifica carabina, quelle due paia di pistole, quel pugnale simile ai pugnali che portavano nella cintola i Turchi nostri compagni nei bei tempi del Cardinale, sono al certo anche suoi. E questo so ed è tutto quello che voi sapete.

— Sì, ma...

— Volete che vi dica altro? Che io non capo nei panni pel piacere, io che amo capitan Riccardo come un figliuolo, perchè credo che questa volta l’abbia afferrato pel ciuffo la fortuna.