— Pazzie? Le chiama pazzie! Io sono dunque un pazzo? Sì, sì, me lo dirà poi, saprà poi perchè e di che son pazzo! Son pazzo perchè sono savio, e non sono mai stato tanto savio quanto stasera in cui son pazzo!

Ella, un po’ infastidita, gli disse, tanto perchè non la importunasse più oltre:

— Non vo’ mai a letto prima di mezzanotte; potevi anche risparmiarti di dirmi il tuo voto.

Pietro la seguì con lo sguardo finchè ella disparve.

— L’ho fatta andare in collera! E veramente, poichè non sa, non posso darle torto. Ah, se sapesse, sarebbe pazza più di me, lei, povera creatura! Ora bisogna che vegga Carmine. Non dirò niente neanche a lui: io ho potuto resistere perchè son pur sempre Pietro il Toro; ma lui povero diavolo non reggerebbe alla gioia. Se io, al primo istante, intesi come se il cuore mi scoppiasse! Sfido... una sorpresa simile... vedermelo dinnanzi così di botto! Ed io che lo piangevo per morto! Non ne dicevo nulla per pietà di quella povera anima di Dio che si struggeva dal dolore! Ma ora non andrà più via; ora dopo tante traversie, dopo tante sciagure, dopo tante vicende sanguinose bisogna godersela la vita in pace e in gioia. O che forse non ne abbiamo diritto?

Di un tratto il viso del vecchio si abbuiò.

— Ah, se fosse qui con noi quella poveretta che giace, laggiù sotto quattro zolle di terra! È vero che... si era posta in capo una certa idea... Povera donna! La dicevano crudele, feroce, sanguinaria, ed era in fondo una buona creatura. Ma dovrà tornare qui... Lui lo vorrà, lo vorrà, onde quella sventurata sia vicino a coloro che amò tanto e pei quali morì!

Stette un istante pensoso.

— Orsù — disse poi, ridivenendo lieto — bando per stasera alle idee tristi. Ho promesso di pagar da bere a tutti... Dimani ne sapranno il perchè... Ah, dimani questo vecchio castello che ora mi sembra una sepoltura, sarà tutto una festa e...

Un pensiero gli troncò a mezzo le parole.