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PREFAZIONE.

Allorquando dopo un lungo periodo di barbarie l'Europa poco a poco si ridestò come da un sonno penoso e cominciò a sentire il soffio benefico della nuova civiltà, assieme agli studî severi, sorse come per incanto l'amore per le arti ed il culto dell'antico e del bello.

In Italia fu ancor più sorprendente che altrove il rapido svolgersi di questa epoca gloriosa, nella quale un popolo povero, ma intraprendente, rozzo, ma sapiente, raccogliendo le tradizioni antiche e le aspirazioni novelle, creò quel rinascimento intellettuale ed artistico che forma l'ammirazione di tutti.

Anche le monete furono studiate e raccolte in tempi remoti. Troviamo già nel 1335 una memoria dove sono notati, da un appassionato cultore, libri, bronzi e monete esistenti a Venezia.

Ma ben presto i raccoglitori vennero insidiati da falsificatori e le monete dei tempi antichi furono imitate da artisti valenti, che più tardi si diedero a lavorare secondo il proprio sentimento e riprodussero i personaggi ed i fatti dei loro tempi. Questa nobile arte mandò i primi vagiti nella nostra regione: Padova, Venezia e Verona videro le prime opere di questi grandi, ricercatissime al giorno d'oggi dai musei e dai raccoglitori, studiate da italiani e forestieri, che formano una collana preziosa di piccoli capolavori, conosciuti col nome di medaglie artistiche italiane del rinascimento. La medaglia di Francesco Foscari che adorna il frontespizio del presente volume, opera di ANTONELLO DELLA MONETA intagliatore della zecca nostra, è la più antica riproduzione metallica della testa di un doge, e concorda per l'epoca e per le fattezze, col ritratto di Gentile Bellini e con una miniatura dell'epoca, esistenti entrambi nel Museo civico di Venezia.

Da prima ogni cura fu rivolta alle monete greche e romane, restando affatto neglette le antichità medioevali. Soltanto in epoca piuttosto recente si studiarono le monete delle città e dei principi italiani, che sono pure tanta parte della nostra gloria.

La zecca di Venezia fu tra le prime che attrassero l'attenzione dei dotti italiani e stranieri. Fu tosto veduta e trattata la questione più ardua e più interessante che la riguarda, perché già nel 1610 Petau (Petavius) pubblicava il disegno del denaro di Lodovico il Pio col nome di Venezia, e nel 1612 l'autore dello SQUITINIO DELLA LIBERTÀ VENETA se ne serviva come di arma principale ed invincibile contro la pretesa di indipendenza originale dei veneziani.

Nello scorso secolo alcuni studiosi, anche valenti, si occuparono della numismatica veneziana; ma i migliori superficialmente, e quelli che vollero addentrarsi nelle indagini sul valore della moneta, a Venezia ancora più importante che altrove, si smarrirono in supposizioni e fantasie, che complicarono maggiormente una materia già per sé non facile né semplice.

Si aggiunsero le insidie di alcuni impostori, che cercavano di sorprendere la buona fede dei raccoglitori, le idee preconcette e l'amore esagerato del luogo natìo, che non lasciavano vedere quant'era più naturale e più vero. Nell'epoca forte e serena, nella quale, mediante lo studio della storia e delle lettere, si preparava il risorgimento della patria, si formarono nuove raccolte, e vi applicarono la moderna critica storica i migliori cultori della numismatica veneziana Angelo Zon, Vincenzo Lazari e Carlo Kunz. Però il primo appena poté compiere un lavoro breve e succinto, gli altri due si occuparono di studî speciali, e per colmo di sventura Vincenzo Lazari fu rapito da morbo crudele in fresca età, prima di intraprendere quell'opera complessiva sulle monete veneziane, di cui aveva concepito il pensiero. Spariti questi valorosi, poiché a me la buona fortuna permise di trar profitto dalle annotazioni raccolte da Lazari e dai disegni e dalle note di Kunz, sebbene comprendessi la mia insufficienza di fronte a così grandioso soggetto, mi accinsi coraggiosamente all'opera. Ora dunque, dopo aver pubblicato alcune parti staccate di questo lavoro, presento al pubblico il primo volume della illustrazione delle monete di Venezia. A questo, col tempo, terranno dietro altri due, se il favore degli studiosi e degli intelligenti accoglierà con benevolenza un tentativo, che può essere superiore alle forze, non alla buona volontà che mi anima.