È da osservarsi che il cronista parla in questa occasione di mezzanino, moneta che non fu coniata da Tomaso Mocenigo. Io inclino a credere che il Dolfin, il quale era bensì contemporaneo, ma probabilmente scriveva alquanto più tardi, abbia confuso le epoche, attribuendo al Mocenigo questo pezzo, che fu battuto in altra epoca per i bisogni della terra ferma, come nello stesso discorso dice talora grossetto per grosso, parola che venne in uso solo dopo il decreto del 9 luglio 1429, con cui si istituivano i grossi da otto soldi, chiamati grossoni, per distinguerli dai grossi soliti da 4 soldi, che da allora in poi ebbero il nome di grossetti.
Per completare le notizie sulle imitazioni dei ducati veneziani, ricorderò che in una commissione data con deliberazione del Senato del 24 febbraio 1422 (1423) (24) ad un notaro della Cancelleria ducale inviato presso il gran maestro di Rodi, si legge:
"Insuper volumus quod dicto reverendissimo domino Magistro Rodi dicere et exponere debeas nostri parte quod nuper intelleximus, quod paternitas sua reverendissima cudi fecit et facit in terra Rodi ducatos ad stampam et cunium nostrum Venetiarum, quod displicenter audivimus considerata importantia hujus facti. . .".
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MONETE DI TOMASO MOCENIGO.
Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).
1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge, "T O M punto M O C E N I G O", lungo l'asta "D V X", dietro il santo "punto S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q apostrofo punto T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO, punto".
Tavola XIV, numero 5.
Grosso, terzo tipo colle stelle. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 33 e 88 centesimi (grammi 1,753), e grani veneti 31 e 29 centesimi (grammi 1,619), legge 11 novembre 1417.