Collo stesso scopo il Senato (28 agosto 1447) sancisce una legge (26) secondo la quale gli intagliatori della zecca devono essere cittadini originari di Venezia, per isfuggire il pericolo che i conî possano cadere nelle mani dei Signori forestieri, che imitano le monete veneziane, e poco tempo dopo (29 novembre 1447), essendo vacante il posto dell'intagliatore delle stampe delle monete d'argento, per la morte di Gerolamo Sesto, il Collegio prescrive (27) che la elezione debba farsi assieme dagli ufficiali della moneta dell'argento con quelli della moneta d'oro, tanto in questo caso, quanto in quello che mancasse il maestro delle stampe dell'oro.

Indipendentemente dalle falsificazioni, i danni causati da sì grande copia di moneta inferiore erano tanti e così manifesti, che il Senato più volte ne fu compreso e sospese la coniazione dell'uno o dell'altro genere di monetine, quando troppo si era abusato di questo ripiego finanziario. Ma si tornava a ricorrervi sotto la pressione delle necessità di una guerra lunga e dispendiosa, sostenuta da truppe di ventura, che smungeva le finanze dello Stato e le risorse del paese. Per esempio nel 23 novembre 1443, dopo segnata la pace, sperandosi tempi più tranquilli, si proibisce la coniazione di piccoli per Brescia, Padova ed altre terre (28) ma nel 13 marzo 1447, quando più urgente era il bisogno di denaro, si ordina ai massari dell'argento di fabbricare tremila marche di piccoli per Brescia, per ricavare 3500 ducati di utilità, che sono destinate agli armamenti (29). Nel 25 settembre 1451 si sospende nuovamente la fabbricazione di piccoli per Brescia (30), e nel 12 novembre successivo (31) si ordina alla zecca di far uscire in qualsiasi modo i piccoli di Brescia già pronti e che non si possono spedire costà per la proibizione fatta, consegnando il ricavato all'arsenale per provviste di guerra, ma nel 29 dicembre dello stesso anno si delibera la coniazione di 7000 ducati di piccoli da Brescia, non ostante tutti gli ordini contrari (32). Nel 18 settembre 1453 il Senato proibisce agli ufficiali della zecca di coniare piccoli da Venezia (33) sotto pena di 200 ducati di multa da infliggersi dagli Avogadori del Comune: tre giorni dopo, questo provvedimento viene sospeso per ordine della Signoria (34) finché sia completata la somma di 18,000 lire di tali denari decretata nel 22 agosto precedente (35), il cui ricavato doveva essere consegnato all'arsenale per l'armamento di cinquanta galere.

Giunte le cose a questo punto, vi si ingerisce il Maggior Consiglio, il quale in una legge del 16 marzo 1456 (36) osserva che nel tempo della guerra, e per le necessità delle terre e per le molte spese, furono ordinati e coniati nella zecca quattrini e piccoli di varia sorte, e si sono continuati a coniare anche dopo la pace, ed ora sono talmente moltiplicati che nella terraferma sembra che non vi sia altra moneta se non di rame, e comincia ad esserne infestata anche la città, ciò che è causa di questioni, di confusioni e di altri gravi inconvenienti. Per cui proibisce agli ufficiali della zecca di coniare quattrini o piccoli senza il permesso dello stesso Maggior Consiglio, minacciando la privazione dell'ufficio, pene pecuniarie e personali, agli ufficiali ed agli stampatori che contravvenissero a questi ordini.

Nel 20 febbraio successivo 1456 (1457) (37), essendovi circa 2500 marche di rame legato coll'argento giacente in zecca con danno del Comune, il Maggior Consiglio ordina di fabbricare quattrini con quella pasta e di adoperare in preparativi di guerra la utilità risultante, calcolata in 1500 ducati, e ciò solo per la materia esistente e non più, rimanendo ferme le disposizioni e le pene stabilite dal precedente decreto.

Con sifatti provvedimenti si chiude questo periodo importante della storia numismatica veneziana. Per lungo tempo non si coniarono più dalla nostra zecca monete di bassa lega, se non nella quantità strettamente necessaria ai bisogni.

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MONETE DI FRANCESCO FOSCARI.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "F R A C punto F O S C A R I", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q apostrofo punto T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO, punto".