Morì il dì 25 aprile 1595. Aveva cinquantun anno. Fu sepolto, nella chiesa stessa di Sant’Onofrio, e l’umile pietra che lo copre è visitata assiduamente. Chi visita il sepolcro di Alfonso II?
Torquato Tasso, ingegno meraviglioso, personifica la seconda metà del secolo XVI, come la prima è personificata dall’Ariosto. La reazione cattolica, la dominazione snervatrice dei gesuiti, l’aria malsana di una Corte bigotta al di fuori e corrotta al di dentro, possono aver molto influito a indebolire in lui la fiamma del genio; ma sarebbe ingiusto giudicare coi criteri dell’oggi una vita così infelice trascinata pei triboli di tre secoli addietro. Ad ogni modo è da tener conto maggiore dell’opera sublime a lui così afflitto dalla sventura e dalla malattia. Egli è pur sempre uno de’ geni che onorano l’umanità, e se in lui qualche cosa è da meno, bisognerà dire con Giacomo Leopardi: «Io credo che il Tasso non per altra ragione sieda piuttosto sotto che a fianco de’ tre sommi nostri poeti, se non perch’egli fu sempre infelicissimo».
IL MONUMENTO A RABELAIS
Nel giorno 25 del passato luglio, a Tours, fu scoperto il monumento dedicato a Francesco Rabelais. La statua, opera dello scultore Dumaige rappresenta il buon curato di Meudon in piedi con alcuni fogli nella sinistra e la penna nella destra. Sembra che pensi a qualcuno de’ suoi matti personaggi e stia per scriverne qualche cosa, poichè nella faccia energicamente modellata e più nelle labbra grosse, un po’ sensuali, appare come un sorriso incominciato che vuol finire in una allegra risata. Tranne una lontana reminiscenza delle notissime maschere de’ fauni pompeiani che si può sorprendere sui lineamenti della statua, l’opera è riuscita e buona.
Lo zoccolo porta scritti i due versi che stanno avanti al prologo del Gargantua:
Mieulx est de ris que de larmes escripre
Pour ce que rire est propre de l’homme.