Perchè dunque queste sentenze a priori che si sentono tutti i giorni schizzar fuori dalle caste bocche dei critici pudibondi contro questo povero sperimentalismo? Eppure qual’è il canone primo degli sperimentalisti nell’arte? Essi vi dicono: fino ad ora per esser buon romanziere bisognava essere uomo di grande fantasia, di immaginazione feconda. Ora queste facoltà sono stimabili, eccellenti, ma non è per mezzo loro che ci avvicineremo alla verità. Le altre arti hanno cominciato da un pezzo a studiare dal vero, e il romanzo non fa parte anch’esso dell’arte rappresentativa? L’immaginazione è una bella qualità, ma l’ideale del romanzo sarà dunque quello di Giulio Verne?
L’immaginazione non deve essere esclusa, s’intende. Dice il chimico che sperimenta: come si comporterà il tale metallo immerso nell’acido tale? E il romanziere: come si comporta il carattere tale quando si trova nella tale circostanza? Come si vede, la fantasia non è esclusa, poichè a lei spetta di cercare l’occasione, di trovare la circostanza nella quale mettere a sperimento un carattere.
Ma il carattere, l’occasione e le relazioni intermedie non spettano più alla fantasia, che deve limitarsi a metterle in presenza tra loro. Devono esser desunti dal vero, e non può essere lecito in questa forma letteraria, d’inventare carattere e modo di condursi di una persona imaginaria in faccia ad avvenimenti inventati. Si tratta insomma di mettere la fantasia al posto che le spetta. Non si faccia la storia nuda e cruda, ma non si facciano nemmeno i racconti delle fate.
Che cosa ci sia di scandaloso e di pornografico in queste massime, davvero non saprei vedere. Ma è necessario, pare, per la letteratura virtuosa che il protagonista sia un eroe, lo donna un angelo, il tiranno un mostro d’iniquità e così via. È il sistema del teatro a soggetto, dove il carattere di Arlecchino, di Pantalone e di Brighella era già fatto e stabilito. Invece, nella verità, non si è che in rarissime eccezioni completamente virtuosi o completamente birbanti. In generale, si vive oscillando tra le azioni indifferenti, e quando arriva qualche avvenimento critico dove bisogna decidersi o per la soluzione retta o per la curva, pochissimi sono quelli che non abbiano un quarto d’ora, un minuto d’esitazione. Perchè dunque gli eroi dovranno sempiternamente essere l’eccezione? Perchè dunque non staremo un poco alla verità, lasciando in pace i tipi imaginari platonicamente perfetti? È pornografia questa?
Chi è senza peccato tiri la prima pietra, diceva quello. Il giusto cade sette volte al giorno, diceva quell’altro. E ci ostineremo a imaginare eroi che non peccano e non cadono mai? In questo caso i romanzi diventano pericolosi come se fossero pornografici.
Una gentile signora, dice il Mérimée, se non sbaglio, visitando lo studio di un illustre scultore, guardava le Veneri e le altre splendide nudità marmoree con occhio poco benigno e disse finalmente che gli uomini fanno male a guardare e tenere in casa simili statue. La loro imaginazione si sregola, si guasta, e pretendono poi dalle povere donne quel che non possono avere, una bellezza che si avvicini alla perfezione. La signora diceva bene. Facciamo un po’ degli eroi meno meravigliosi, perchè le ragazze, queste ragazze che stanno tanto a cuore ai critici virtuosi, non si guastino la testa.