Non si può ammettere in nessun modo che le critiche oneste del Gnoli possano aver accecato uno fino al punto di farlo trascendere ad una ingiuria sciocca, villana, sanguinosa. Non si può credere assolutamente che l’amor proprio di editore, di annotare, possa trascinare fino ad azioni che cadono nel dominio del codice penale. Non è quindi il caso di prender parte pel Gnoli, che è troppo superiore ad ogni calunnia anche involontaria e che sorriderà certo a questo sproposito d’ironia. Ma è il caso però di avvertire il Casati di por mente a quello che scrive in libri che rimangono nella nostra storia civile e letteraria. È una svista sicuro, ma una svista tanto grave, che il dottore milanese, siamo certi, la rettificherà subito e volentieri, magari prendendosela con chi l’ha rilevata, il che poco importa.

Sbagliamo tutti; ma così, poi!


LE RICORDANZE DEL SETTEMBRINI


Non è più un libro nuovissimo, ma ancora è nuovo.

Non è molto, rendendo conto ai lettori delle Memorie di un deportato, notavamo che il segreto della fortuna di questi libri sta nella ingenuità della narrazione. Quando una autobiografia lascia scorgere un fine polemico, secca il lettore e dura poco. Una prova basta per tutte. Vedete l’autobiografia del Dupré. Tutta la prima metà del volume, dove l’illustre scultore narra ingenuamente le fatiche sostenute per arrivare, si legge con piacere sempre crescente; ma quando egli è arrivato alla fama ed all’agiatezza, quando all’ansia dei tentativi, al caldo delle battaglie, succedono le discussioni estetiche ed i precetti artistici, l’interesse del volume diminuisce. Gli sforzi e la perseveranza del povero intagliatore sono raccontati più pianamente, più bonariamente che non la massima ed i criteri del professore. I precetti artistici, per quanto buoni, nociono al libro. Da Benvenuto Cellini a Massimo d’Azeglio l’arte di parer senz’arte, la furberia di parer senza furberia, furono il segreto del trionfo per gli autobiografi.

Una prova ce l’offre anche il Settembrini in queste sue Ricordanze, che rimarranno nel cuore degli Italiani finchè rimarrà l’Italia. Un libro polemico non avrebbe prodotto un decimo dell’effetto che queste tranquille pagine producono. Il Settembrini non ci fa mai vedere qual merito ci fosse in lui sostenendo il martirio. Un retore vano, un parlamentare militante non avrebbero mancato di mettere in bella vista il sacrificio e di circondarlo di una aureola di apostrofi e di professione di fede, ma il Settembrini non trae mai vanto dalle sue catene.