Ad ogni modo, se non si vuoi convenire con noi, bisognerà confessare che sono un curioso fenomeno quei crociati che nel 1203 e nel 1204 in nome di Cristo assalgono Costantinopoli e bruciano anche le chiese.

Ma se gli scrupoli religiosi tacevano spesso in faccia al lucro così accadrà di quella religione di partito, vivissima in quei tempi e in quegli uomini, incorruttibile anche in faccia agli aperti tesori della Siria. Questa è la disgraziata fede che ebbe tanti martiri nel medio evo, che fece ogni città nemica alla città vicina, di ogni casa una fortezza contro la casa in faccia. Delle battaglie di Legnano non ce n’è che una nella nostra storia, poichè Fornovo non conta; ed anche quei pochi giorni di concordia italica furono contristati da fratricidi ferocissimi. In Oriente ogni repubblica aveva le sue torri come i baroni, ed i quartieri erano divisi da mura e fortificati l’uno contro l’altro. Non solo per ragioni di traffico si osteggiavano, ma le rivalità avevano ragioni moltissime di antipatie, di odii, di precedenti. Le paci si fanno e si disfanno, ma la tenacità nel partito, rimane contro qualunque disfatta, contro ogni tentazione.

Nel 1228 i Pisani, ghibellini, fedeli, lottano per la fortuna di Federico II e si mantengono fanaticamente svevi contro i Genovesi, anche quando c’era tutto da perdere. E l’ira contro Genova, che doveva poi così dolorosamente smorzarsi nelle acque della Meloria, persiste sempre viva, sempre cieca.

Rovinava il debole regno fondato dai crociati, rovinava sotto gli sforzi dei maomettani; ma i due combattenti dimenticarono tutto, e sotto il tetto che crollava non pensarono che a combattersi. Dopo rovinata la casa, uscirono pesti e malconci dalle macerie e, senza guardarsi attorno, seguitarono la battaglia.

Sono questi i tempi feroci che un romanticismo linfatico ci dipinse come l’età dell’oro, della fede, dell’onore e della giustizia. L’epoca fu gloriosa per l’Italia, ma non fu certamente bella per la società. Questi repubblicani erano buoni cattolici, ma spesso, e forse per questo, erano anche buoni corsari. Predavano indifferentemente greci e saraceni, e sapevano prepotere sui deboli. Tra questi era l’impero di Costantinopoli, caduto nelle mollezze della teologia e dei sofismi precursori della scolastica. Sul finire del secolo XII i corsari pisani spazzano il Bosforo, giungono quasi ad affamare la capitale e spingono la sfrontatezza fino a spedire propri ambasciatori all’imperatore Isacco. E le repubbliche tutte fanno a gara per imporre all’Impero infemminato patti di privilegi e umiliazioni di scuse, proprio come oggi le potenze europee al turco. Così finiva la vana epopea delle crociate. Ci guadagnò la borsa, ma ci perdettero la religione e i costumi.

È noto infatti come i reduci guerrieri della Croce portassero in Europa la luce delle mollezze orientali. E quanto il contatto coll’Oriente fosse pernicioso ad una società non ancora uscita dalla barbarie, lo dice la vergognosa istituzione della schiavitù, propagata anche fra di noi e durata per qualche secolo. Il cristianesimo, dopo le sue vittorie sulla società romana, s’era addormentato nel sonno della barbarie, e nel dormiveglia del ridestarsi non ricordava più i precetti umani e santi che non erano stati ultima causa della sua vittoria. A Firenze, a Lucca, a Siena erano molte schiave, per lo più tartare, e venute dalle colonie genovesi in Crimea. A Venezia era il mercato principale, ma in Ancona anche qualche mercante fiorentino attendeva all’ignobile traffico. Solo nel 1364 in Firenze si sentì il bisogno di regolare questo immorale commercio e di rimediare allo scandalo che ne veniva, ordinando che i figli delle schiave seguissero le condizioni paterne, e fossero liberi. Tutti potevano introdurre e possedere schiavi e schiave. Si poteva venderli, donarli come bestie, e la legge ne guarentiva la proprietà. Tra il 1366 e il 1397 le compre di schiave che si possono constatare in Firenze, sono 389. Dante aveva troppa ragione di inveire contro i costumi della sua patria, e noi non saremo lontani dal vero attribuendo in parte al contatto coll’Oriente la corruttela della madre di poco amore.

Con la caduta di Pisa in mano dei Fiorentini cessano in Oriente le liti sostenute con l’armi in pugno. L’astuzia e la politica accorta si sostituiscono alla rozza prepotenza dei marinai, quasi corsari. Firenze è cattolica e guelfissima, ma i sogni delle crociate la fanno sorridere. Tutto il suo ingegno e la sua furberia si volgono a vivere in pace col Gran Turco ed a spillarne quel più che si può di privilegi e di quattrini. La raccolta dei documenti, così bene illustrata dal Müller, giunge fino al 1531. Se arrivasse fino al 1880 ci sarebbe da rallegrarsi o da vergognarsi pel nostro paese?