UN LIBRO DI LUIGI ZINI
Vi ricordate tutto il fracasso che fu fatto sette anni sono a proposito del libro di Luigi Zini Dei criteri e dei modi di Governo nel Regno d’Italia? I fatti che lo Zini raccontava non potevano essere smentiti ed erano terribili capi d’accusa per la fazione che da lungo tempo governava o vigilava alla conservazione del presente disordine di cose. La persona che li riferiva e li commentava non poteva essere tocca da nessuna calunnia, e nessun libellista crocesignato avrebbe potuto morderlo, per quanto la cassa del fondo dei rettili avesse spalancato gli sportelli.
Non si potè altro che canzonare lo stile troppo attilato dello scrittore, non si potè che mettere alla berlina il suo modo di scrivere, fingendo di prendere sotto gamba il resto. Ripetendo maliziosamente sino alla sazietà qualche disgraziata frase dello Zini, si destarono le risa grasse dei lettori compiacenti e in mancanza di meglio si dovette star contenti a queste risa.
Ma quasi contemporaneamente alla pubblicazione del libro, la destra cadde sotto il peso dei propri peccati. Allora le risa diventarono amarissime. Anzi, secondo il sofisma post hoc ergo propter hoc, ci fu un momento che il povero Zini fu ritenuto quasi il solo autore del brutto capitombolo del partito. Si volle fino far sospettare con frasi a doppio taglio che lo Zini fosse al servizio dei vincitori, o almeno che il libro fosse quasi un’offerta che lo scrittore facesse ai nuovi governanti, come chi dicesse:—Sarò con voi, e se ne dubitaste per cagione del mio passato, ecco qui un libro che mi compromette e che mi sforza d’ora in avanti ad essere vostro istrumento.—E dietro questa insinuazione venivano i commenti e le qualifiche appena velate di fedifrago, di traditore, di pelle venduta e peggio. Tutto questo maliziosamente e calunniosamente, poichè non ci voleva molto a capire che se appunto la pubblicazione del libro fu sincrona alla caduta della destra, evidentemente il libro doveva essere stato scritto prima, cioè quando la destra imperava onnipossente. Non si scrivono in quarantott’ore duecento pagine di riflessioni gravi e con uno stile che ha appunto il difetto d’esser troppo limato.
Eppure anche a destra dovevano sapere che lo Zini può esser quello che si vuole, ma è anche certo un galantuomo. Eppure l’accettare che egli fece dal nuovo governo un posto di combattimento come quello della prefettura di Palermo, doveva indicare che non si era venduto per un canonicato. Ma nessuno volle pensare a questo, e le satire e le insinuazioni seguitarono ad amareggiare il degno galantuomo, durante quattr’anni.
Quand’ecco Nicola Zanichelli a Bologna stampa un nuovo volume di Luigi Zini, Dei criteri e dei modi di governo della sinistra nel regno d’Italia. Ed ecco la scena mutata.
Lo Zini ridiventa un galantuomo a destra, e a sinistra, se non dubiteranno della sua onestà, metteranno in dubbio senza fallo il suo intelletto. Le barzellette mediocri sopra lo stile dello scrittore passano belle e fatte dai giornali di destra a quelli di sinistra; e i fatti vergognosi ed autentici, raccolti nel primo libro dai sinistri a vituperio dei destri, hanno un esatto riscontro nei fatti che i destri raccolgono nel secondo libro a vituperio dei sinistri. La sinistra col libro dello Zini in mano aveva già provato l’immoralità della destra; ora la destra prova l’immoralità della sinistra. Due fanno il paio. Amen.
E infatti c’è qualche cosa che fa riflettere, in questo bilancio di fatti politicamente immorali e incontestati. Si può riflettere che sono cambiate le persone, che sono saliti al potere uomini sulla moralità dei quali sarebbe sacrilegio il fare la più innocente restrizione, e che tuttavia il putrido c’è sempre in Danimarca, anzi tutti i giorni cresce e rode questo povero corpo anemico della nazione. Ma se non sono gli uomini, che cosa sarà dunque? Le leggi no, poichè sono là scritte e nessuna sancisce le iniquità commesse a destra ed a sinistra. Che cosa è dunque?... Si potrebbe dire il sistema, se prendersela col sistema non fosse ora stimato per retorica.