Il libro non ha nessuna pretensione e non è che una lunga causerie interrotta da parentesi, da chiacchere, da frizzi arguti che tolgono monotonia al racconto. Per tre quarti del volume, l’io, l’inevitabile io di questa sorta di lavori, sa nascondersi tanto nelle disgressioni e negli incidenti, da allontanare quel non so che di antipatico che destano sempre i discorsi ed i libri troppo personali. Non già che questo sia un esempio di autobiografia ben fatta; ma tra la pesantezza dei ricordi del Bufalini, l’aridità di quelli del Pacini, la poca chiarezza di quelli, lodati troppo, dell’Arrivabene, pare che potrebbe, anche tra noi, entrare quel fare spigliato, ameno, piacevole, che Massimo d’Azeglio aveva indovinato. Un libro di ricordi non è un trattato, non è un manuale di storia, ma deve farsi leggere da molti, anche da quelli che leggono per passatempo. Non si leggono questi libri per acquistare cognizioni varie e profonde, ma per conoscere un uomo; ed un uomo si conosce meglio dalle chiacchere in veste da camera, che dalle orazioni in toga.

Ma c’è una difficoltà. Per giudicare senza passione della vita e degli avvenimenti trascorsi, bisogna esser lontani dalle battaglie politiche e letterarie, bisogna insomma esser vecchi e pochi sanno conservare nella vecchiaia quel brio giovanile che si fa leggere volentieri. Il vecchio vuol essere grave, vuol insegnare, diventa pesante e pedante, e sbaglia quindi spesso la propria autobiografia, che, come si vede, non è lavoro per tutti.

Speriamo almeno che i molti uomini saliti in alto in quest’ultimo ventennio e mescolati alle vicende italiane gloriose e dolorose, vogliano e sappiano darci molte di queste curiose storie, di queste utili rivelazioni, di queste narrazioni di ciò che accade tra le quinte, necessario a sapersi quanto ciò che accade sul palcoscenico.


L’EVASO


L’Evaso (l’Evadé) è un nuovo romanzo di Enrico Rochefort; di quel Rochefort che anche ieri fece parlare di sè mezza Europa pel suo duello col signor Koechlin.

Il duello ha fatto più rumore del libro. Infatti quello scontro sanguinoso pareva concludere una vita piena di turbolenze, una vita di bohémien politico delle più arrischiate.