Come stupirà il facondo oratore salendo sicuramente un piano inclinato pericoloso, seduto tranquillamente sui cuscini imbottiti, guardando il magico golfo, le rive ridenti dove anch’egli aveva un giorno una splendida villa. Così l’uomo ha trionfato degli ostacoli della natura, ha portato la comodità dove non era che il pericolo, ha fatto prova di un meraviglioso ingegno nel servirsi di tutti i mezzi offertigli dalla natura e nel superare le forze inerti a lui contrarie coi prodigi della meccanica. A quell’altezza, su quel monte infocato, in faccia ad uno dei più splendidi spettacoli che sia dato all’uomo di contemplare, bisogna che il romano prorompa in tutte le interiezioni latine, in tutte le esclamazioni incomposte dettate dall’istinto, non per esprimere, ma per testimoniare il proprio sbalordimento.
Fategli leggere poi lo Statuto, un accozzo di articoli che vogliono essere la legge fondamentale di tutta una nazione, e che tutti i giorni sono cucinati in tutte le salse secondo il partito che governa. Ditegli che questa legge deve essere immutabile, che è delitto di lesa maestà sostenere il contrario, ma che non c’è un articolo al quale o l’arbitrio di un ministro o l’abilità di un curiale non abbia fatto uno strappo. Ditegli che quella legge invecchiata ha degli articoli caduti per forza in desuetudine, altri così bigottamente ridicoli che provocherebbero uno scoppio di indignazione contro chi ne sostenesse soltanto la possibilità, come quello che sottopone al visto del vescovo i libri di argomento religioso che si stampano nella diocesi, e ditegli che a dispetto di questo noi siamo costretti a dire che lo Statuto è ottimo, a venerarlo, o ad aver a che fare col procuratore del re se non lo trattiamo bene; e il buon Marco Tullio non sarà meno sorpreso che della sua salita verticale sul monte.
Accostatevi al romano, come si fa tra coloro che sono rinchiusi nella stessa carrozza, e domandategli in confidenza che cosa pensa di tutto questo. È avvocato, quindi loquace, e ve lo dirà. Vi dirà che mentre i progressi meccanici, positivi, riguardanti le cose necessarie od anche di lusso, lo hanno compreso di meraviglia indicibile, trova però che in tutto il resto siamo forse più indietro di quel che si era ai suoi tempi. Religione, governo, morale, non sono dei primordii dell’impero, ma del basso impero. Oh, la sa lunga Marco Tullio Cicerone.
Vedete un poco che matte idee fa nascere la nebbia in montagna!
NEL BOSCO
Scrivo a cento passi dall’idillio.