Il Petrarca scrive un canzoniere per la morte di Laura, che egli rassomiglia volentieri al superbo alloro di Mignon. Il lappone non conosce l’alloro e paragona la sua donna alla neve, a quella stessa neve che a noi sembra tanto triste:
Ahi, che il mio cuore di tristezza è greve
Perchè m’han tolto la mia cara neve!
E pure, e pur se a questo mondo gemo,
C’incontreremo in ciel, c’incontreremo.
Vi ricordate la canzone di Desdemona a’ piè d’un mesto salice? E i bei versi di Alfredo di Musset che gli amici inscrissero sulla pietra sepolcrale?
Mes chers amis, quand je mourrai,
Plantez un saule au cimetière,
J’aime son feuillage éploré,
La páleur m’en est douce et chére,
Et son ombre sera légére
A la terre ou je dormirai.
Anche il lappone canta l’albero che è simbolo della melanconia:
Piccolo salice, piccolo salice,
Deh, perchè questa tua confusione?
Ti culla il vento, piccolo salice,
Ti culla il vento de ’l settentrione?
Ti culla il vento, piccolo salice,
O con la piova tormentatrice
Ti sbatte, o scende co’ l’onda gelida,
Co’ l’onda, a carezzar la tua radice?
E vi ricordate la prima favola de La Fontaine: La cigale, ayant chanté tout t’étè, ecc.? Dice il lappone:
Chiese la cavalletta a la zanzara:
—Che cosa fate voi tutta l’estate?
—Canto, rispose. E voi che cosa fate?
—Ballo, mia cara.