Ci vorrebbe troppo tempo e troppo spazio a rispondere. Le ragioni sono molte, ma qui mi limito a notare che senza dubbio in noi italiani c’è stato e c’è troppo scetticismo che ci trascina all’ironia comica del Tassoni, troppa indifferenza che ci conduce ai capitoli berneschi, perchè un poema possa far fortuna se condotto sul serio e senza intenzioni polemiche.

L’epopea è morta, la tragedia è morta. Quanti sepolcri!


SER LAPO MAZZEI


Con la molto reverenda Accademia della Crusca non ho altro di comune che il pio desiderio di scrivere in lingua italiana; non so dunque chi sia l’arciconsolo, chi tenga il manico del frullone, chi impasti, chi inforni e chi serva in tavola. Così non so se il signor Cesare Guasti appartenga da presso o da lontano al sodalizio che il più bel fior ne coglie, bench’io lo supponga; primo perchè mi pare di averlo sentito ricordare nel processo Cerquetti di stravagante memoria; poi perchè i toscani di una certa coltura son tutti della Crusca. Se poi non lo fosse, peggio per l’Accademia.

Mentre alcuni accademici si contentano di ringhiare e d’abbaiare come i botoli de’ barocciai, e riescono, a forza di pettegolezzi muliebri, alla indecorosa scena del Tribunale di Milano dove il mio buon Cerquetti si sentì condannare a due lire di multa per aver detto all’Accademia quel che non si dice ad una donnaccia, c’è però chi lavora nella bottega dell’arciconsolo, e le buone tradizioni non sono perdute ancora. E quando anche il Guasti, in un momento di bile accademica, avesse peccato in quel ridicolissimo processo Cerquetti, molto gli deve esser perdonato perchè almeno egli lavora, ed a cose più utili che sgusciar parole, bollare avverbi, a notimizzare preposizioni, come parecchi Carneadi del Vocabolario sempiterno.