Insomma il nostro buon notaio era il modello di un repubblicano guelfo, di un democratico cristiano, trecentista e toscano.

Ed era anche un modello d’impiegato. Non so come vadono ora le faccende allo Spedale di Santa Maria Nuova. Spero, credo, desidero che vadano a gonfie vele e che i lasciti siano amministrati sempre come quelli del 1348 dei quali disse Matteo Villani: «Questi lasciti si distribuiscono assai bene, perocchè lo Spedale e di grande elemosina e sempre abbonda di molti infermi uomini e femmine i quali son serviti e curati con molta diligenza e abbondanza di buone cose da vivere e da sovvenire ai malati, governandosi per uomini e femmine di santa e buona vita». Ser Lapo era uno di questi uomini di santa e buona vita, e se gli amministratori presenti non aspirano alla canonizzazione, senza dubbio saranno rispettabili e di specchiata onestà come il buon notaio pratese. Ma si può però giurare, se non scommettere, che l’amministrazione sarà più complicata che non fosse al tempo di ser Lapo, che con un solo camarlinguzzo mandava avanti tutta la barca. Tenevano meno libri, c’erano meno moduli e meno controlli che non ci siano adesso. «Egli andava a veder le terre dello Spedale; nei beni lasciati per testamento indagava se fosse magagna di usure, perchè lo Spedale non si caricasse di legna verde; nell’esazione dei crediti regolava in modo le cose che gl’impotenti debitori non s’avessero a lamentare de’ poveri. Cinquanta reditadi amministrare e secondo la volontà dei testatori distribuire l’entrata; e molte limosine che venivano così a mano dispensava; e perchè v’erano mercanti che a fin d’anno, veduto il guadagno dei loro traffici d’una parte facevano limosina, a lui andavano, come ad uomo che aveva il segreto di molte miserie, per far limosina che fosse buona. In tutto questo maneggiare nascoso di carità, gliene andava talvolta del proprio; minuzzoli (come’ e’ dice) del pane ch’io doveva mangiare. Ma per questo era più lieto; e ricevendo come notaro la mercede di dieci fiorini al mese credeva di viver del sudore de’ poveri». Davvero se gli impiegati non chieggono al papa la canonizzazione di ser Lapo Mazzei, hanno il pelo nel cuore.

Una cosa soltanto mi sorprende in questo curioso epistolario. Quelli erano brutti tempi e la repubblica si trovava in uno de’ suoi più pericolosi cimenti: la lotta contro quel Conte di Virtù che Colucci Salutati chiamava Comes vitiorum. Senza dubbio ci furono dei momenti di gioia e di angoscia grande, e spesso lo spavento entrò nelle case e nel cuore dei cittadini. Ma il buon notaio appena parla delle cose pubbliche, se non quando si tratta di lavorare pel Datini e trovargli e fargli trovare raccomandazioni potenti per scansare qualche accrescimento di tasse nei maggiori bisogni della repubblica. Eppure, per quanto ser Lapo fosse distaccato dalle cose di questo mondo, eppure era buon cittadino ed aveva sostenuto cariche importanti. Egli invece nei momenti più critici cerca i buoni tribbiani e a prima vista pare un indifferente; un epicureo alla sua grossa maniera temperato di molta religione. Questo non me lo so spiegar bene. Che allora si parlasse di politica meno che ora, sia pure e tanto meglio ma che nella corrispondenza confidenziale di due amici non vicini, uno dei quali era intrinseco anche dei principali personaggi della repubblica, non se ne facesse mai o quasi mai parola, mi sorprende. O come il Datini, che aveva tanti interessi, non cercava mai informarsi? O come ser Lapo era tanto indifferente alle vicende del paese che amava pure e serviva? Io non mi raccapezzo.

Se l’argomento non fosse troppo delicato, ci sarebbe anche qualche cosa da dire intorno alla religione del nostro notaio. Cristiano più fedele, più umile, più convinto di lui non si potrebbe trovare; e nelle sue lettere qualche volta diventa ascetico come un romito contemplativo. Eppure qua e là gli scappa qualche frase strana, come sulla libertà della mente e su quel che dovrebbe fare il papa per tor via lo scandalo. Sicuro della purezza delle sue intenzioni, giudica sicuro più che oggi non sarebbe tollerato da una stretta ortodossia. Ma di questo lasciamo, prima perchè queste scappate non tolgono nulla alla fisonomia austeramente religiosa del nostro Lapo; poi perchè è ora di finire. Oramai il lettore vegga il resto da sè.


DI UN LIBRO VECCHIO


Eccomi di nuovo.