Direte che scherzo; le anime pie diranno, anzi, che questi sono scherzi sacrileghi: eppure non è vero. Il caso del Lazzaretti, studiato dal Verga, giustifica questi che paiono scherzi, e fa vedere che proprio, qui in Italia, è possibile ancora che un nuovo Messia trovi qualche migliaio di fedeli. Il processo dei lazzarettisti fu tenuto a Siena quasi contemporaneamente al processo Fadda, e il rumore di questo volgarissimo assassinio soffocò quello che avrebbe destato il processo senese ben più degno di studio e di meditazione. E poi, quando si dice che il mondo è pieno d’imbecilli, gridano che si calunnia il genere umano!

Il Verga ci fa vedere che David Lazzaretti non fu altro che un allucinato, come altro non furono Cristo, Maometto san Francesco, santa Teresa e tutti gli altri santi in buona fede; poichè ci sono anche i santi di mala fede che si fanno le stimmate col pennello tinto di rosso. Sono numerosissimi i pazzi che credono di sentire voci, di vedere aspetti, di essere ispirati; e la manìa della persecuzione pur troppo così comune, non è forse altro che il resultato di allucinazioni dei sensi.

L’allucinato crede di udire una voce; anzi, il suo senso dell’udito alterato, i suoi nervi guasti, gli fanno veramente provare la sensazione tale quale fosse la verità. I santi hanno veramente visto Iddio, vale a dire hanno provato una sensazione visiva reale, dietro la quale si sono persuasi di aver avuto una visione miracolosa e soprannaturale. Santa Teresa non è la sola che abbia visto nell’estasi il bell’angelo della chiesa della Vittoria, scolpito dal Bernini; non è la sola che abbia avuto allucinazioni nuziali e abbia spasimato sotto le carezze di uno sposo immaginario, come se fosse reale e fisico. Non è tutta impostura quella dei santi e degli apostoli: c’è anche in gran parte il pervertimento patologico dei sensi, l’infermità della sostanza nervosa, insomma l’allucinazione e la pazzia. Dei pazzi sudici come il beato Labre se ne trovano in tutti i manicomi.

Il Lazzaretti, secondo il Verga, non era altro che un allucinato.

Gli argomenti scientifici coi quali egli dimostra la sua affermazione, non sono da portarsi qui; ma bisogna che confessiamo come le sue ragioni danno un famoso scappellotto alle relazioni del Caravaggio e del Berti. La polizia non conosce altri matti che i furiosi; ed il poliziotto, per natura e per abitudine, è tratto a vedere la simulazione e la dissimulazione in tutto quello che si scosta dal comune. Così la furbissima polizia italiana vide nel barocciaio Lazzaretti un grave pericolo per l’attuale ordine di cose, sospettò subito di repubblica, di socialismo, d’internazionale e peggio, dove non c’era che un povero matto. Quando il Lazzaretti scese dal monte Labro colla processione e colle bandiere, l’astuta polizia capì subito che si trattava di una terribile rivoluzione e fece far fuoco ai carabinieri: ci furono dei morti pel cimitero, dove non dovevano essere che dei pazzi pel manicomio. Io però ho sempre avuto un sospetto. Fra quelle bandiere doveva essercene qualcuna col nastro rosso, e si sa che i tori, i poliziotti ed i tacchini entrano in furore quando vedono il rosso. Se no, perchè far fuoco contro una mascherata inerme?

Dopo che la polizia ebbe mostrato così splendidamente le sue belle qualità, toccava alla magistratura a farsi onore, e si mandarono alla Corte d’Assise venti disgraziati sotto le più umoristiche accuse di aver voluto cambiare il sullodato ordine ecc. Dovevano esser ventidue, ma due erano morti in carcere, non so se in seguito di fucilate ricevute o di malattie contratte. I giurati, que’ calunniati giurati, ebbero più giudizio della polizia e della magistratura, e rimandarono a casa gli innocui lazzarettisti. Del resto, già lo potevano fare, poichè oramai la patria era salva: le oche l’avevano salvata a tempo.

Lazzaretti era pazzo, era teomaniaco. Un giorno, prima che si fosse messo in lotta coi preti, si recò a Roma e dopo molte peripezie potè visitare Pio IX, al quale domandò il permesso di ritirarsi sul Gianicolo a far penitenza ed a prepararsi all’opera della Redenzione. Pio IX con uno di quei sorrisi pieni di ironia sacerdotale gli rispose:—Andate pure; sul Gianicolo vi è acqua diaccia e vi farà bene.

Il papa aveva capito quel che non capirono poi la polizia e la magistratura.

Ma è inutile domandare l’impossibile. La polizia e la magistratura sono corpi militanti, incaricati della difesa dell’ordine attuale di cose. Spetta a loro prevenire i pericoli e reprimerli all’occasione, e da zelanti esecutori della loro consegna prevengono colle carceri e reprimono colle fucilate. Che importa se qualche volta i carcerati non sanno il perchè della loro detenzione o i fucilati sono pazzi? Ci vuoi altro a pesare gli uomini, le cose e gli avvenimenti con tanto scrupolo! Chi non sbaglia a questo mondo? E se lo sbaglio viene da troppo zelo, per lo sbaglio si dà una ramanzina, per lo zelo una promozione, e tutti pari. I giurati non sono una istituzione troppo sicura.