I bianchi avevano già abbandonata la casa ed i nostri avevano vinto. L’assalto pare avesse avuto di mira principalmente il pozzo, tanto i soldati ci si affollavano sopra. Un contadino ritto sul parapetto faceva salire e scendere rapidamente la secchia, aspettata da cento braccia levate che la rovesciavano nove volte su dieci, tra le risa e le giaculatorie eterodosse. Una donnaccia sgangherata vendeva una goccia d’acquavite in un bicchier di acqua per un soldo, con gli stessi lazzi e le stesse parolacce con cui mezz’ora prima l’aveva venduta ai bianchi. Già anche i neri erano ormai bianchi, tanto erano coperti di polvere. Parea che avessero aspettato a sudare dopo la vittoria, tanta era l’abbondanza e l’unanimità della loro traspirazione. Gli ufficiali all’ombra bevevano ova fresche ciarlando tra loro come se nulla fosse accaduto, e più sotto alcuni soldati affettavano colla sciabola certi melloni che parevano l’espressione vegetale della colica. Un chiasso allegro, un va e vieni instancabile, un chiamarsi, un rispondere, sghignazzate, canzoni a mezza voce, comandi nitriti, latrati, grugniti, chiocciar di polli spaventati, tutto faceva più viva, più originale la scena. Ad un tratto ecco il maggiore di galoppo. Silenzio perfetto e subito.
Veniva a dar gli ordini della partenza. Nel passarmi vicino mi gridò:—Ha visto come ci siamo riusciti!—E se ne andò senza aspettar la risposta. Io sarei stato capacissimo di rispondergli che avevo visto niente e mi seccava d’aver fatto la... guida... Anche le bugie sono una gran bella invenzione.
Così era finita la battaglia. Mezz’ora dopo, io ritornava indietro tranquillamente, come se tutto il caldo, tutto l’entusiasmo di poco prima non l’avessi mai provato. La quiete era tornata dappertutto. Sulla vetta del colle mi fermai, e mi giunse distintamente all’orecchio la vocina che prima delle cannonate cantava:
Ti voglio bene assai.
I carriaggi ed i cannoni rumoreggiavano rotolando nella valle: un denso polverone indicava la marcia della fanteria. Guardai giù come per salutare tutti, e mi cacciai nel bosco in cerca della voce. E la voce cantava ancora:
Ti voglio bene assai,
Ma tu non pensi a me...
Se fosse arrivata lì una staffetta a portarmi la nomina di generale, non sarei tornato indietro: no, in parola di onore.