Che veggo? Che miro? Un giovin garzone
Che solo soletto traversa il ciclone
E par che non curi dell'acqua il piombar!
Ah, certo tra i lampi lo guida l'amore!
Mel dice la speme che m'arde nel core!
Ah, certo quell'uomo mi viene a sposar!
Deh, frena il furore, fa un poco più adagio,
Che tu nol rovini, mio buon nubifragio!
Deh, fa che non giunga bagnato al mio sen!
Che veggo? Che miro? Ah, cruda mia stella!
M'illuse la speme, ho fatto padella![1]
Egli era il Questore, non era il mio ben!!
[1] Prendere un granchio: Decapodus brachiurus Linn.
LA MIA GHIRLANDA POETICA[*]
Ad Enrico Zanettini
I
Questa è la mia ghirlanda! Il lauro eterno
Intrecciato co' fior, m'orna la fronte
E così salgo il dilettoso monte
Che il Nume de' poeti ha in suo governo.
Questa è la mia ghirlanda e state, o verno
O venti, o geli, non le arrecan onte.
La bagnò l'onda del Castalio fonte,
Col raggio la baciò l'astro superno.
Eccola: a voi, poeti, a voi la mostro
Olezzante di rose e di vïole,
Pura qual neve che sull'alpe fiocca.
Eccola dei color di croco e d'ostro,
Leggiadra come un fior che s'apre al sole:
Dio me l'ha data e guai chi la tocca!