II
Ma se tu, Zanettin, toccarla vuoi,
L'Argia t'adora e non se ne lamenta
E se magari ami fiutarla, il puoi,
Che tu ne sarai lieto ed io contenta.
Vieni Enrico ed ammira i color suoi:
Prendi e sciupala pur se ti talenta,
Poi che intatta la porgo agli occhi tuoi
E sguardo indagator non la sgomenta.
La conservai qual me la diede Iddio
Pura nella favella e nei pensieri,
Sogno dei vati e de' guerrier desio;
Ma poichè mi son legge i tuoi voleri,
Ad un solo tuo cenno, Enrico mio,
Te la do tutta quanta e volentieri!
[*] Enrico Zanettini domestico di S.E. Reverendissima Mons. Vescovo di Fano, respinse indignato l'effemeride dove scriveva la Poetessa, perchè infetta di massime eterodosse. La signorina Argia gli pose affetto e gli inviò una corona di cardi con questi sonetti.
LA BATTAGLIA DI SADOVA
S'ode a destra tirar per la valle,
A sinistra si tira lo stesso;
D'ambo i lati si vedon le palle
Da pistole montate scoppiar.
Lunghi e grossi ch'è un gusto guardarli
Sono i pezzi che scarican spesso,
E se alcuno provasse a tastarli
Sentirebbe la mano a scottar.
Colle gambe per aria da un lato,
Colle gambe per aria dall'altro,
Cade a terra il meschino soldato
Che l'amante al paese lasciò.
Fieramente si drizza l'ardito,
Cautamente si china lo scaltro,
E ciascun ha un enorme prurito
Di pigliar meno botte che può.
Da una parte si sente un comando,
Una bomba dall'altro si sente;
Gli ufficiali che impugnano il brando
In un lampo si vedon venir.
C'è chi un membro sul campo ha perduto
E rimane per sempre impotente:
C'è chi morto in un fosso è caduto,
Nè più mai gli fia dato d'uscir.