Discendeva così fantasticando
Intorno a questa sua doglia novella,
E sospirava fieramente, quando
Vide dal bosco uscire una donzella
Che raccogliendo fior venìa cantando
Soavemente e la persona bella
Di tal vivo desìo lo prese e punse
Che spronò Brigliadoro e la raggiunse.

Si trasse l'elmo, dall'arcion si sporse
E con voce tremante amor le chiese.
Lentamente a mirarlo il viso torse
La giovinetta ed a sorrider prese.
L'occhio le scintillò, ma quando scorse
La croce sull'usbergo e sul palvese,
La scintilla si spense ed il sorriso
Subitamente le sparì dal viso.

E disse: «Cavalier, tu porti in petto
Del Dio che adori il segno e la dottrina
Tu segui Gesù Cristo, io Maometto;
Tu sei di stirpe Franca, io Saracina;
Io cingo fiori al capo e tu l'elmetto,
Tu sei nato possente ed io tapina;
Vanne e ti basti sol ch'io ti confessi
Che t'amerei se tu a Macon credessi.»

Eh, come lieti tra le verdi fronde
Cantavano gli augelli i novi amori,
Come all'aura d'april le rubiconde
Corolle aprivan tripudiando i fiori,
Come splendeano al sol le chiome bionde,
Come ridevan gli occhi incantatori,
Allor che il Paladin vinto si diede
E per un bacio rinnegò la fede!

AI REDUCI DALLO SCIOA

Quando spuntar vedrete a l'orizzonte
Questo suol benedetto e sospirato
E la brezza natia su l'arsa fronte
Il bacio vi darà del ben tornato;

Quando in folla calar vedrete al lido
I cari vostri a salutar le prore
E il dolce vento de la patria, il grido
Vi porterà de l'aspettante amore;

Quando nel cor di rimembranze pieno
L'impeto cesserà de la tempesta
E, consolati, sul materno seno
Riposerete alfin la stanca testa;

Se vi parrà d'udir fioco un lamento
Che seco il pianto e la tristezza porti
Ascoltatelo pur senza sgomento;
«Quella è la voce dei compagni morti

Che dice:—«All'avvenir sorridevamo
Quando il destino ci portò con lui
Ed ecco che con voi non ritorniamo,
Noi mal sepolti ne la terra altrui.